<?xml version="1.0" encoding="utf-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:google="http://schema.org/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
	<channel>
		<title>Politica</title>
		<language>it</language>
					<link>https://www.ilfoglio.it/politica</link>
				<description/>
		<copyright>Il Foglio</copyright>
					<ttl>60</ttl>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 23:50:48 +0200</pubDate>
		<lastBuildDate>Mon, 05 Oct 2026 23:50:48 +0200</lastBuildDate>

					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/economia/2026/10/05/news/meloni-chiama-lad-di-ericsson-e-lazienda-ritira-i-licenziamenti-la-vertenza-era-stata-attenzionata-da-silvia-salis--409658</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/economia/2026/10/05/news/meloni-chiama-lad-di-ericsson-e-lazienda-ritira-i-licenziamenti-la-vertenza-era-stata-attenzionata-da-silvia-salis--409658</link>
				<title>Meloni chiama l&#039;ad di Ericsson e l&#039;azienda ritira i licenziamenti. La vertenza era stata attenzionata da Silvia Salis</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 19:11:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/1055bb59-6f97-473b-b5a5-1589984bfa7c.jpeg?v=1791219531" />
																					<category>Economia</category>
				<author>Redazione</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>"A seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i vertici di Ericsson, la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo che interessava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova"</b>. <b>Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi, spiegando che "di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda</b>, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori", la premier "è intervenuta personalmente, telefonando all'amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori". La vertenza è nata quando agli inizi di settembre la multinazionale delle telecomunicazioni Ericsson ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti a Genova. Decisione che, ricordano le stesse fonti, ha suscitato "preoccupazione per le ricadute occupazionali e per le prospettive del presidio tecnologico e di ricerca presente a Genova".&nbsp;</p><p>La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla sindaca di Genova <b>Silvia Salis</b>. "Apprezzo che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ascoltato la protesta dei lavoratori in occasione dell'inaugurazione del Salone Nautico di Genova e la ringrazio per il suo intervento. Questo risultato è stato possibile grazie alla lotta dei lavoratori, che hanno tenuto alta l'attenzione sulla vertenza". Salis ha partecipato in videocollegamento all'incontro convocato oggi a Roma dall'azienda, seguito in presenza dall'assessore Emilio Robotti, e già da tempo aveva attenzionato la vertenza<b>. </b>"L'ultima cosa di cui ha bisogno Genova è un disinvestimento di multinazionali che hanno preso quello che c'era da prendere e ora iniziano a lasciare a casa le persone. Non ce lo possiamo permettere", ha detto il 15 settembre a Palazzo Tursi in Consiglio comunale, annunciando che avrebbe a breve incontrato i sindacati, e di aver chiesto un incontro anche con i vertici dell'azienda. In quel contesto, all'unanimità il Consiglio comunale di Genova ha approvato un ordine del giorno straordinario firmato da tutti i capigruppo per esprimere "la massima solidarietà ai 131 lavoratori di Ericsson coinvolti nella nuova procedura di licenziamento annunciata dall'azienda l'11 settembre scorso". Il documento impegnava la sindaca e la Giunta ad "<b>attivarsi con la massima urgenza </b>nei confronti della proprietà e della dirigenza Ericsson per chiedere la sospensione o la revoca immediata della procedura di licenziamento, coinvolgendo senza indugio le organizzazioni sindacali, l'azienda stessa e le istituzioni competenti, anche attraverso la richiesta di un tavolo al ministero".</p><p><b>Il 16 settembre la sindaca e l’assessore al Lavoro Emilio Robotti hanno incontrato i lavoratori e poco dopo i vertici genovesi dell’azienda.</b> “I dirigenti di Ericsson hanno dichiarato di non poter recedere dalla decisione, che rientra in una più ampia strategia del gruppo, e hanno riferito di aver avviato un confronto con il presidente di Confindustria Genova per individuare opportunità di ricollocamento sul territorio per i 131 lavoratori – spiega il Comune in una nota –. Secondo quanto affermato dai vertici locali, l’azienda è sana e non intende lasciare Genova: il ridimensionamento riguarderebbe esclusivamente la specifica area di prodotto interessata”. Salis ha poi detto:<b>&nbsp;“Chiederemo a Ericsson di chiarire quali investimenti intenda fare e quale sia il suo piano industriale per l’Italia e per la sede di Genova". La sindaca ha dunque annunciato anche l'invio di una lettera ai ministeri dell'Economia, del Made in Italy e del Lavoro.</b></p><p>Il 23 settembre,&nbsp; i lavoratori hanno tenuto un presidio sotto la Prefettura,&nbsp;di Genova, in concomitanza con lo sciopero proclamato contro i 131 licenziamenti annunciati. <b>Durante il tavolo convocato in Prefettura, i rappresentanti di Ericsson hanno chiesto l’esclusione di Comune e Regione dalla riunione. </b>Richiesta definita dalla prima cittadina <b>"un fatto inaudito e senza precedenti per la nostra città. </b>Si tratta di un grave sgarbo istituzionale da parte dei vertici dell'azienda, ai quali avevamo garantito la massima disponibilità al dialogo in una vertenza cruciale per il tessuto lavorativo genovese", ha proseguito Salis. <b>"Noi ci saremo in ogni fase di questo confronto, fianco a fianco con i sindacati e i lavoratori, e ci uniamo alla loro richiesta di un tavolo nazionale coordinato dal governo"</b>.</p><p><b>Il primo ottobre Salis ha incontrato i lavoratori di Ericsson in sciopero e presidio davanti all’ingresso del</b>&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/01/news/salis-esclusa-dal-salone-nautico-se-lobiettivo-era-togliermi-attenzione-e-andata-male-meloni-dispiaciuta--409310" target="_blank">Salone Nautico Internazionale di Genova</a>, nel giorno dell’inaugurazione, ribadendo la vicinanza dell’amministrazione alla vertenza. <b>In quello stesso contesto emerge un piccolo incidente diplomatico tra Salis e la premier.&nbsp;</b>In occasione del taglio del nastro per l'inaugurazione dell'edizione del Salone, sono stati invitati a salire sul palco la premier, il presidente di Confindustria nautica Piero Formenti e il governatore Marco Bucci, mentre la sindaca è rimasta in prima fila accanto alla vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.&nbsp;Un'esclusione che ha generato imbarazzo istituzionale, precipitato poi nel dibattito politico: "Non voglio fare polemica –&nbsp; ha commentato Salis –. Vorrei solo ricordare che noi siamo in prestito alle istituzioni, le istituzioni non sono 'nostre'. Gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi. Noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votati. Non sono incarichi personali, non vanno personalizzati in nessun modo. Ma devo dire che se l'obbiettivo, come si vocifera, era quello di togliermi l'attenzione non credo sia stato raggiunto". Una nota di Palazzo Chigi ha sottolineato poi come Meloni sia "rimasta sorpresa e dispiaciuta nel constatare" l'assenza della prima cittadina.&nbsp;Tutto sarebbe stato legato a un errore dell'organizzazione del Salone: questa la spiegazione offerta alla presidente del Consiglio, che successivamente ha espresso il proprio dispiacere alla diretta interessata in una telefonata.</p><p>Oggi alle 16.30 a Roma, presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è tenuto il tavolo Ericsson voluto dal ministro Adolfo Urso per riprendere in mano la vertenza che riguarda Ericsson a Genova.<b>&nbsp;"Siamo lieti che l'azienda abbia accolto la richiesta del presidente del Consiglio, annunciando al tavolo convocato al Mimit il ritiro dei licenziamenti e l'attivazione di procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari", ha dichiarato il ministro.</b></p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/tecnologia/2026/10/05/news/cose-leuipo-lufficio-europeo-dove-meloni-ha-depositato-la-sua-voce-e-si-centra-anche-vannacci--409622</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/tecnologia/2026/10/05/news/cose-leuipo-lufficio-europeo-dove-meloni-ha-depositato-la-sua-voce-e-si-centra-anche-vannacci--409622</link>
				<title>Cos’è l’Euipo, l’ufficio europeo dove Meloni ha depositato la sua voce (e sì, c&#039;entra anche Vannacci)</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 16:44:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/d14a6103-221a-48ae-a4f0-8ff0da6a9c87.jpeg?v=1791209340" />
																					<category>Tecnologia</category>
				<author>Redazione</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>"Io sono Giorgia Meloni"</b>. <b>La premier ha rispolverato il suo tormentone (nonchè titolo della sua autobiografia) per tutelarsi dai deepfake. Lo ha fatto depositando una traccia audio in cui ripete questa frase&nbsp;all'Euipo, l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale. </b>Con questa mossa, anticipata dal sito di Repubblica, ha deciso di tutelarsi da casi di clonazione della voce tramite sistemi di Intelligenza artificiale generativa. <b>La presidente del Consiglio ha seguito l'esempio di Giusy Ferreri</b>, che lo scorso maggio è diventata la prima artista in Europa a depositare il marchio sonoro dela sua voce all’Euipo.&nbsp;</p><p>Come si può constatare sul&nbsp;<a href="https://euipo.europa.eu/eSearch/#details/owners/3753194" target="_blank">sito dell'Euipo</a>, <b>la domanda</b>, presentata dalla premier tramite uno studio legale di Roma e una società marchigiana specializzata nella tutela della proprietà intellettuale,<b> risulta "oggetto di esame". </b>La registrazione è collegata a tre tipi di servizi, che includono contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche. Già in passato la premier si era mostrata sensibile al tema dell'AI: <b>a luglio, ad esempio, si è detta&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/07/23/news/meloni-dice-si-al-patto-sullai-di-schlein--403023" target="_blank">d'accordo</a>&nbsp;a un impegno per “non usare l’intelligenza artificiale per attribuire agli avversari parole o fatti inventati”</b>, presentato al Foglio dalla leader del Pd Elly Schlein. Il ricorso all'Euipo segna un nuovo passo in avanti nella tutela dei propri dati sensibili nei confronti dei rischi legati all'AI, anche se non è la prima volta che sentiamo parlare di questa istituzione.&nbsp;</p><p>Come si accennava all'inizio, <b>l’Euipo è l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, responsabile della gestione dei marchi dell’Unione europea, dei disegni e modelli dell’Unione europea registrati e delle indicazioni geografiche dell’Ue per i prodotti artigianali e industriali</b>. Si compone anche di un osservatorio al suo interno, con cui "mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, erogare corsi di formazione, creare sistemi e fornire dati basati su elementi concreti in materia di protezione della proprietà intellettuale e di applicazione dei relativi diritti". Ed è inoltre responsabile della creazione e della gestione della banca dati delle opere orfane dell’Ue (dunque ancora protette dai diritti d’autore) e del portale unico online, accessibile al pubblico, per le opere fuori commercio. L’Ufficio dispone inoltre di&nbsp;Commissioni di ricorso&nbsp;dinanzi alle quali possono essere impugnate tutte le decisioni sfavorevoli a una parte interessata in un procedimento.</p><p>Prima ancora di Meloni, si è sentito parlare di Euipo (anche) con riferimento a <b>Roberto Vannacci</b>.<b> Lo scorso febbraio l'Ufficio ha ricevuto un atto di opposizione&nbsp;da parte dell' Associazione Nazione Futura</b>, think tank conservatore gestito dal giornalista&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/francesco-giubilei/">Francesco Giubilei</a>. Il quale sottolineava&nbsp;<b>“l’elevato rischio di confusione e di somiglianza” tra il nome e il simbolo del partito del generale “Futuro nazionale” e, per l'appunto, quelli di “Nazione Futura”</b>, oltre alla necessità di <b>tutelare un diritto anteriore già consolidato.</b> Secondo Nazione Futura, si legge in un loro&nbsp;<a href="https://www.nazionefuturarivista.it/2026/09/22/lufficio-europeo-per-la-proprieta-intellettuale-ammette-latto-di-opposizione-di-nazione-futura-al-nome-e-al-simbolo-futuro-nazionale/" target="_blank">comunicato</a>, "l’uso effettivo e continuativo del proprio nome e segno distintivo costituisce un elemento idoneo a impedire la registrazione di un marchio sostanzialmente identico, soprattutto in presenza di ambiti di attività sovrapponibili". Il 22 settembre&nbsp;<b>l’Ufficio Ue ha ammesso l’atto di opposizione</b>&nbsp;presentato da Giubilei, <b>segnando dunque l'inizio della fase del procedimento in contraddittorio</b>. "Vannacci dovrebbe cambiare il nome al proprio partito e prendere atto che la vera destra è quella dei conservatori", hanno commentato dall'associazione dopo la notizia.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/malan-fdi-potrebbe-esserci-il-voto-a-maggio-il-governo-oggi-ha-posto-la-fiducia-sulla-legge-elettorale-il-voto-finale-giovedi--409627</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/malan-fdi-potrebbe-esserci-il-voto-a-maggio-il-governo-oggi-ha-posto-la-fiducia-sulla-legge-elettorale-il-voto-finale-giovedi--409627</link>
				<title>Malan (FdI): &quot;Forse il voto a maggio con le comunali&quot;. Ma poi si smentisce: &quot;Voto a fine legislatura&quot;. Oggi la fiducia sulla legge elettorale</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 16:29:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/ac051be9-b5cf-4edd-9021-27d36d999471.jpeg?v=1791215150" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Nicolò Zambelli</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>"Potrebbe esserci l'esigenza di andare a votare a maggio, insieme alle elezioni comunali". </b>A dirlo non è uno speranzoso parlamentare delle opposizioni, quanto<b> il capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato Lucio Malan.</b> A "Un giorno da pecora" su Rai Radio 1, l'esponente della maggioranza ha aperto a possibili elezioni anticipate. In un dibattito che nel corso degli ultimi mesi si è via via sempre più riempito di soffiate, retroscena e smentite, ora un rappresentante del partito di Giorgia Meloni pensa si rivelerà necessario terminare prima il mandato sciogliendo anticipatamente le Camere.<b> E lo dice il giorno dopo che la stessa premier Meloni ha ribadito che "arriverà fino in fondo" al mandato,&nbsp;</b><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/news/obbligatorio-per-la-legge-elettorale-meloni-impone-la-presenza-ai-suoi-ministri-e-le-primarie-alla-sinistra--409413">e il giorno prima dell'inizio delle votazioni alla Camera per la nuova legge elettorale</a>. E infatti poco dopo arriva la sua "auto-smentita". Ai microfoni del Tg3 dice: <b>"</b>Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioe' fino all'autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello stato". Qualcuno forse ha ricevuto una telefonata da Palazzo Chigi.</p><p>Certo, lo scenario inizialmente immaginato da Malan è tutto basato su esigenze di tempo: "La scadenza è cinque anni, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre", ha detto. "Il difetto – spiega – per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c'è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata come cosa". Quindi: voto anticipato. <b>Le dichiarazioni del senatore di FdI sembravano sposare l'idea che la premier voglia andare prima alle urne. </b>E anche se proprio ieri la premier negava questo scenario ora ribadito dallo stesso senatore,&nbsp;<b>gli indizi per un finale di legislatura anticipato non mancano</b>: dal taglio del bollo all'accelerazione sulla legge elettorale, dal tetto per gli studenti stranieri nelle scuole alla flessibilità in più per questa legge di bilancio, con una riduzione rispetto a quella prevista della parte di spesa dedicata alla difesa.</p><p>Domani la Camera si occuperà di votare i primi articoli della legge elettorale sulla quale questa mattina il governo ha posto la fiducia. L'obiettivo sembra quello di evitare che si ripeti, attraverso lo spauracchio del voto segreto, <b>la scena che si è vista lo scorso 14 luglio</b>, quando l'emendamento di maggioranza sulle preferenze è stato affossato dai franchi tiratori in Aula e il centrodestra andò sotto per un voto. La probabilità che questo accada tra mercoledì e giovedì è molto bassa, per via della fiducia imposta ma anche perché Meloni, nelle scorse settimane, ha dichiarato che se la legge elettorale non passerà il governo andrà a casa. Occhi aperti, la data da cerchiare in rosso è giovedì 8 ottobre.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/lo-scontro-renzi-onorato-si-sposta-anche-in-sicilia-lex-premier-candida-bartolo-governatore--409625</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/lo-scontro-renzi-onorato-si-sposta-anche-in-sicilia-lex-premier-candida-bartolo-governatore--409625</link>
				<title>Lo scontro Renzi-Onorato si sposta anche in Sicilia. L&#039;ex premier candida Bartolo governatore</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 16:25:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/d966b0b3-2ab2-41cc-9b69-9a57e0d16d6c.jpeg?v=1791210908" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Sergio Tomaselli</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>Partito Democratico e Movimento 5 stelle, i due partiti forti della coalizione progressista, per le regionali in Sicilia un candidato ancora non ce l'hanno. Il centro, litigioso anche sull'Isola, ne ha già due. Dal palco della Leopolda Matteo Renzi ha lanciato Pietro Bartolo</b>, il medico di Lampedusa ed ex europarlamentare dem che a dicembre ha lasciato il Pd per approdare in Casa Riformista. <b>Dall'altra parte, c'è Ismaele La Vardera, candidato di Progetto civico, il partito di Alessandro Onorato in cui è confluito il suo movimento Controcorrente. </b>È il segno che <b>lo scontro tra Renzi e Onorato si sposta anche in Sicilia</b>: per la natura delle cose i due dovrebbero correre insieme, invece a livello nazionale si contendono il campo largo e ora, sull'Isola, la sfida si accende anche in vista delle elezioni regionali La Vardera è popolarissimo in Sicilia: i sondaggi lo danno in cima alla lista dei possibili candidati nelle preferenze dei siciliani. Non ha però dietro di sé un partito strutturato. Da qui l'accordo con Onorato. La Vardera porta per le politiche i suoi voti in dote a Progetto civico che spera di diventare il centro del campo largo in sostituzione della Casa riformista di Renzi, in cambio spera nel sostengo dei grandi supporter dell'operazione: i dem vicini a Goffredo Bettini e, soprattutto, il M5s di Giuseppe Conte che già in passato candidò alle elezioni europee un'altra ex Iena molto amica di La Vardera, Dino Giarrusso, che ha fondato con lui Controcorrente dopo aver abbandonato Sud chiama nord dell'ex sindaco di Messina Cateno De Luca.</p><p>E' chiaro a tutti che si tratta di un'operazione ostile all'ex premier e leader di Iv, che, c'era da aspettarselo reagisce. “Bartolo? Lo sosterremo molto volentieri” alla presidenza della Regione, ha detto Renzi proprio verso la fine della Leopolda. <b>L'ex europarlamentare e medico di Lampedusa è stato per anni a Parlamento europeo con la giovane Elly Schlein, oggi segretaria del Pd, con la quale, si dice, aveva e ha un buon rapporto.&nbsp;Insomma, la mossa di Renzi sembra tutto fuorché casuale.</b>&nbsp;Alla notizia del lancio di Bartolo, La Vardera ha risposto con cortesia e fermezza: “Gli auguro una buona campagna elettorale, persona perbene e stimata”.</p><p>Le due sigle, del resto, vanno notoriamente poco d'accordo, e la divisione è tutta interna al campo largo. All'inizio era Onorato a non volere Renzi nella coalizione: <b>“è un accordo impossibile”, aveva detto. Poi lo stesso leader di Italia Viva ha iniziato ad attaccare Onorato, definendo Progetto Civico una “lista civetta”.</b> Poi sulla legge elettorale ha liquidato la protesta contro l'obbligo di raccogliere le firme: “chi pensa di non avere la forza può pure lamentarsi” ha detto, mentre Onorato scendeva in piazza davanti al Senato con Conte.<b> Davide Faraone poi, deputato palermitano di Iv ex Pd, ha spiegato che con dentro Ingroia, La Vardera e Giarrusso quella di Onorato “non è più una forza riformista”.</b>&nbsp;<b>Onorato, dal canto suo, ha definito la storia di Renzi “piena di divisioni e di opportunità non colte”.</b></p><p>La soluzione più logica sarebbe che centristi e riformisti andassero insieme, in coalizione. Ma Renzi e i suoi - come abbiamo spiegato prima non senza ragioni - leggono l'operazione Onorato come un'iniziativa ostile, utile ai Cinque stelle e a una parte del Pd per tenerlo fuori dal campo largo. Progetto Civico è effettivamente utile a Conte: gli dà una gamba centrista tutta sua, che non dipende dai dem. <b>Non a caso il leader del M5s è il principale sponsor di La Vardera.</b></p><p><b>Ecco perché la partita per la quarta gamba del campo largo si sposta in Sicilia, dove Progetto civico punta alla presidenza della Regione per il dopo Schifani e dove l'Isola diventa il primo laboratorio dello scontro tra Renzi e l'assessore romano.</b> Renzi sa di potersi inserire bene in questo varco: con<b> Bartolo candida un personaggio rispettabile e stimato in Sicilia, con una storia che funziona, ex europarlamentare del Pd e legato ad Elly Schlein</b>, mentre Pd e M5s ancora non si muovono.</p><p>Ieri, intanto, alla Festa dell'Unità di Palermo si sono confrontate le forze del campo largo siciliano, riunite in vista sia delle comunali nel capoluogo sia delle regionali. Tra loro c'era Valeria Ajolavasit, del coordinamento cittadino di Iv-Casa Riformista: <b>“Renzi ha lanciato un'idea, un'ipotesi, come tanti altri per ora stanno facendo. Il nome di Bartolo è uno di quelli importanti per questa regione, per il lavoro che ha fatto in passato. Il metodo di scelta del candidato non è ancora definito, ma l'importante è accelerare”, ha detto.</b></p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/le-primarie-non-servono-a-misurare-i-segretari--409609</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/le-primarie-non-servono-a-misurare-i-segretari--409609</link>
				<title>Le primarie non servono a misurare i segretari</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:10:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/5561f107-3df5-4e1a-ac30-5a58fd68638b.jpeg?v=1791197778" />
																					<category>Politica</category>
				<author> Stefano Ceccanti</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Nel 2018 il governo tra M5s e Lega venne guidato da Giuseppe Conte, che non era neanche stato candidato come parlamentare dal M5s. La storia, però, è ancora più complicata a sinistra. Essendo il primo partito quello post-comunista, allora Pds, ritenuto per questo non in grado di guidare una coalizione vincente, nelle elezioni del 1996 venne scissa la figura del candidato presidente del Consiglio, Prodi, da quella del segretario del Pds, D’Alema. Così facendo, però, si ingenerò una inevitabile lotta di vertice, in cui il segretario del primo partito voleva prima o poi diventare premier (cosa che gli riuscì a metà legislatura), mentre il presidente del Consiglio voleva creare un proprio partito (i Democratici) con cui ritornare alla leadership.</p><p>La questione si ripropose al momento delle elezioni del 2001 quando fu Rutelli, leader del cartello elettorale della Margherita, a sfidare Berlusconi e non Fassino leader dei Ds, per quanto questi ultimi fossero più grandi. Nel 2006, non esistendo ancora il Pd, onde evitare i rischi di un ritorno alle lacerazioni del 1996, Ds e Margherita convennero con Prodi che lui avrebbe avuto un’investitura con primarie aperte in cui entrambi lo avrebbero sostenuto. Il fallimento dell’Unione portò poi a individuare nella nascita del Pd il rimedio: un partito a vocazione maggioritaria in grado di disciplinare anche le eventuali alleanze. Per questo lo Statuto del Pd cercò di conseguire quell’obiettivo<b> con primarie aperte per il proprio segretario perché egli avrebbe dovuto essere anche di norma il candidato presidente del Consiglio</b>.</p><p>Il metodo di elezione era coerente con quel doppio ruolo. Tuttavia lo Statuto, non potendo prevedere i rapporti futuri tra partito e coalizione, aprì anche alla possibilità di primarie di coalizione, Giunti al 2012 Bersani, segretario del Pd verso la fine del proprio mandato, decise di non di chiedere un rinnovo con un congresso del Pd, ma con questo secondo strumento. Sapendo che la principale alternativa esistente era però<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/la-nave-di-renzi-sfida-conte-e-chiama-occhiuto--409595"> Renzi</a>, interno al Pd, volle inserire un elemento di flessibilità aprendo la primaria anche ad altri candidati Pd e non lo fece solo una tantum ma modificando lo statuto e mandando a regime questa apertura. <b>Sulla base di questa storia complessa non si capisce perché</b><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/una-schlein-non-vale-uno-conte-una-segretaria-20-nella-direzione-del-pd--409505"> la segretaria del Pd</a><b>&nbsp;voglia invece giocare sulla chiusura concependo le primarie di coalizione come un test tra segretari di partito e non tra varie persone della coalizione.</b></p><p><b> </b>Sostenere che, siccome non si accetta il criterio della guida del partito che arrivi primo nelle urne, bisogna anticipare la competizione proporzionale delle politiche con primarie a candidature blindate dei segretari di partito non sembra un’idea né geniale né mobilitante. Farei quindi un appello a risvegliarci da queste sonnolente visioni di chiusura: torniamo alle scelte del 2012, doppio turno e candidature aperte, non solo di segretari. L’apertura del Pd verso i suoi elettori più attivi è stato sempre un fattore di successo per chi lo ha promosso.&nbsp;</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/10/05/news/fdi-su-scarpinato-via-dalla-commissione-antimafia-la-risposta-del-m5s-dimettetevi-voi--409599</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/10/05/news/fdi-su-scarpinato-via-dalla-commissione-antimafia-la-risposta-del-m5s-dimettetevi-voi--409599</link>
				<title>FdI su Scarpinato: &quot;Via dalla commissione Antimafia&quot;. La risposta del M5s: &quot;Dimettetevi voi&quot;</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 11:50:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/adb34556-ca3b-4b08-bfce-f3b31e9d345c.jpeg?v=1791190721" />
																					<category>Giustizia</category>
				<author>Redazione</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>Fra meloniani e pentastellati è scontro incrociato di lettere e accuse</b>. Al centro di tutto c'è il senatore del M5s&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/roberto-scarpinato_40289" target="_blank">Roberto Scarpinato</a>&nbsp;e l'attività depistante che avrebbe posto in essere nei confronti dell'ex pm Gioacchino Natoli secondo il gip di Caltanissetta, che sabato ha depositato il provvedimento di archiviazione del filone di indagine a carico di ignoti sulle stragi del '92 relativo al cosiddetto dossier mafia-appalti. Il riferimento è alle conversazioni, intercettate, avvenute tra Scarpinato e Natoli – per anni colleghi in Procura a Palermo – prima della audizione di quest'ultimo all'Antimafia, commissione di cui il senatore fa parte. La circostanza, già nota, sollevò molte polemiche e il parlamentare fu accusato di aver imbeccato l'ex magistrato. Il gip ha precisato "di non poter (e dover) prendere posizione sul fatto che un membro della commissione nazionale Antimafia (il senatore Scarpinato) possa concordare e/o anticipare a un soggetto che dovrà essere audito (Natoli) le domande che avrà intenzione di porgli e che "si tratta di un giudizio di opportunità squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale. Quello che però qui è doveroso segnalare – ha concluso – <b>è l'attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dott. Natoli</b>".&nbsp;</p><p>Per Scarpinato, quella del gip è <b>"un'affermazione non solo gravemente falsa, ma essa stessa depistante"</b>, ha detto in un'intervista al <i>Fatto Quotidiano</i>. "Un'altra gip dello stesso ufficio, Graziella Luparello, ha già bollato questa pista come affetta da 'severa miopia' e 'approccio mistico e dogmatico', ordinando nuove indagini in ben 43 punti per colmare le gravi lacune della Procura di Caltanissetta", ha proseguito l'ex procuratore di Palermo. Di tutt'altro avviso i parlamentari di centrodestra. "Quanto emerge dal provvedimento di archiviazione del gip di Caltanissetta sulla vicenda 'Mafia e appalti' è di una <b>gravità che non può essere ignorata</b>, soprattutto alla luce del ruolo che oggi Roberto Scarpinato ricopre all'interno della Commissione parlamentare Antimafia",&nbsp; ha dichiarato Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione parlamentare Antimafia.  "Per questo – ha proseguito – riteniamo che dovrebbe fare un passo indietro dalla Commissione Antimafia, così da poter essere finalmente audito e dare tutte le risposte necessarie agli italiani". L'invito a fare chiarezza è arrivato anche da Maurizio Gasparri. "Il documento prodotto dal gip di Caltanissetta ha una valenza storica che non può essere assolutamente ignorata", ha detto il senatore di Forza Italia e componente della commissione Antimafia. Ancora più dura&nbsp;Sara Kelany, deputata di Fratelli d'Italia: "Fuori Scarpinato dalla Commissione Antimafia – ha detto –.&nbsp;<b>Liberi l'Antimafia da una presenza che ne mette in dubbio l'autorevolezza e la smetta una volta per tutte con i suoi teoremi e i suoi complotti".&nbsp;</b></p><p><b></b>Posizioni che sono confluite in una <b>lettera</b> con cui i capigruppo di FdI al Senato e alla Camera, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, chiedono al Movimento 5 Stelle di sostituire il senatore nella commissione parlamentare Antimafia. La missiva è indirizzata ai colleghi pentastellati Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi&nbsp;e, per conoscenza, alla presidente dell'Antimafia, Chiara Colosimo, e a tutti i componenti della commissione. "E' del tutto evidente l'impossibilità di lavorare con serenità, oltre che di tutelare la piena attendibilità istituzionale" della commissione se tra i suoi componenti siede chi "un giudice della Repubblica ha indicato come autore di un'attività depistante proprio sui fatti che la commissione indaga", sostengono i due esponenti di FdI, chiedendo di "<b>sostituire il senatore con un altro esponente del vostro gruppo</b>. Avete sempre dichiarato rispetto per le parole dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Questa – si legge – è l'occasione per dimostrarlo coi fatti".</p><p>"Dimettetevi voi", hanno replicato dal M5s in una lettera di risposta. "Pretendete di darci lezioni di rispetto delle istituzioni mentre la vostra maggioranza tiene sotto chiave le chat di Delmastro e un prestanome della Camorra come Caroccia. Qualsiasi persona di buon senso avrebbe utilizzato maggiore prudenza, evidentemente la vergogna non è un sentimento coltivato a via della Scrofa", hanno scritto Pirondini e Ricciardi. "Veniamo al punto. Improvvisamente avete scoperto il 'rispetto per i magistrati'. Gli stessi che attaccate ogni qualvolta vi fa comodo. <b>Alla luce della vostra missiva attendiamo con impazienza un vostro sussulto di coerenza: le dimissioni di tutti gli esponenti di FdI dalla Commissione Antimafia che hanno votato per nascondere le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia</b>, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato il clan Senese – si legge nella lettera – Caldeggiamo che quelle dimissioni riguardino in particolare la presidente Chiara Colosimo, anche alla luce dei rapporti pubblicamente documentati con l'ex terrorista nero Luigi Ciavardini". A rispondere è stato anche Giuseppe Conte.&nbsp;"Cari Fratelli d'Italia permettetemi di essere franco: <b>siete proprio spudorati!</b> Chiedete le dimissioni di Scarpinato perché la Procura di Caltanisetta ha origliato una trentina di sue conversazioni con il suo vecchio amico e collega Natoli, nel corso delle quali lo incitava a riferire in Commissione antimafia tutto quel che sapeva e che gli aveva già riferito in merito alla famosa riunione alla Procura di Palermo del 14 luglio 1992"- Così in una nota il leader del M5s. "Vi ricordo – ha aggiunto – che tutte quelle intercettazioni a un senatore sono state fatte senza autorizzazione di Palazzo Madama".&nbsp;Conte ha posto poi a FdI una domanda: "Perché avete scudato le chat tra il vostro Delmastro e il prestanome del clan camorristico Senese? Perché state intralciando un'indagine contro un clan camorristico?".</p><p>Sulla vicenda è intervenuto anche&nbsp;il generale&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/autori/mario-mori--2551" target="_blank">Mario Mori</a>, l'ex capo dei Ros che catturò il boss di Cosa nostra Totò Riina. "Forse non sta a me dirlo. Però, da cittadino, penso che ora il senatore Scarpinato, che fa parte della commissione Antimafia, farebbe bene a muovere un passo indietro", ha detto in una intervista a Il Giornale. A Palermo, negli anni Novanta, Mori è stato protagonista di quel filone di indagine noto come mafia-appalti. "Se ci avessero consentito di andare avanti – dice – e se non fossero morti Falcone e Borsellino, si sarebbe dato un colpo micidiale al sistema mafioso". Borsellino fu ucciso per questo? "Per me sì – ha risposto il generale – Sicuramente, come dicono sia il procuratore sia il gip di Caltanissetta, questa è stata quantomeno una concausa della morte di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino". E alla domanda se si fosse accorto che nella procura di Palermo alcuni elementi ostacolavano la giustizia, ha risposto: "Inizialmente no. L'ho capito quando ho visto la resistenza su Mafia-appalti. Dopo che Falcone aveva raggiunto Roma".</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/grillo-attacca-ancora-il-m5s-e-todde-sfrutta-il-poltronificio-e-rispunta-il-nuovo-simbolo--409593</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/grillo-attacca-ancora-il-m5s-e-todde-sfrutta-il-poltronificio-e-rispunta-il-nuovo-simbolo--409593</link>
				<title>Grillo attacca ancora il M5s e Todde: &quot;Sfrutta il poltronificio&quot;. E rispunta il nuovo simbolo</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 11:48:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/e55cc399-d383-4638-9886-935154e98342.jpeg?v=1791187412" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Redazione</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>Domenica Beppe Grillo è ritornato all'attacco del Movimento 5 stelle</b>. Nel giorno dedicato a San Francesco, il comico ha pubblicato un lungo comunicato sul suo blog dal titolo&nbsp;<a href="https://beppegrillo.it/oggi-e-il-4-ottobre-e-va-tutto-bene/" target="_blank">"Oggi è il 4 ottobre. E va tutto bene"</a>, in cui richiama a quelli che dice di essere i valori originari del partito: ai principi francescani, ha scritto, "si ispirava una forza politica, fondata proprio il 4 ottobre 2009, la cui visione era quella del servizio nelle istituzioni per migliorare la vita di cittadini e cittadine, piuttosto che mirare all'arricchimento personale".</p><p><a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/30/news/grillo-pranza-con-stroppa-tra-musk-e-dossieraggi-continua-loffensiva-anti-conte--409126">Come il Foglio aveva anticipato</a>, mirino dell'ex garante c'è questa volta la Sardegna e la cosiddetta <b>"legge poltronificio"</b>, approvata nel 2021 dalla giunta di centrodestra guidata da Christian Solinas. All'epoca il M5s, dall'opposizione insieme al Pd, aveva duramente contestato la norma, accusando la maggioranza di moltiplicare incarichi e consulenze. Grillo ha puntato il dito contro il Movimento che, arrivato al governo della Regione nella coalizione guidata da&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/alessandra-todde_1664" target="_blank">Alessandra Todde</a>, non avrebbe cancellato quella legge ma ne avrebbe utilizzato le possibilità per nominare consulenti e collaboratori. "Per una forza politica che si ispira a San Francesco, se fosse mai salita al governo della Sardegna, il primo punto all'ordine del giorno avrebbe dovuto essere proprio quello di abolire questa legge", ha scritto. "È stata effettivamente abolita questa norma? No, è stata sfruttata. Proprio da chi la voleva abolire".</p><p><b>Grillo ha passato quindi in rassegna alcuni incarichi assegnati dalla Regione, citando dati e compensi pubblicati sul sito istituzionale</b>. Tra gli esempi ha indicato Jacopo Gasparetti e l'ex senatrice M5s Mariassunta Matrisciano, per i quali riferisce contratti da oltre 592mila euro lordi nell'arco di 58 mesi, e altri collaboratori degli uffici di gabinetto. "Tutti gli importi di cui sopra e tanti altri che si possono trovare in totale trasparenza sul sito istituzionale della Regione Sardegna sono perfettamente leciti", precisa Grillo, sottolineando che si tratta di "circa un centinaio di consulenti e collaboratori esterni a vario titolo". <b>Poi l'ultimo affondo: "Oggi è il 4 ottobre. E tutto va bene. Perché nessuno dice nulla sui principi e valori di San Francesco. E il problema è proprio questo".&nbsp;</b></p><p>Parallelamente, sul suo profilo Whatsapp spunta la foto di un rover su Marte con sopra la bandiera del "Movimento zero stelle", simbolo già diffuso dal comico a settembre. Immagine che ha spinto giornalisti e commentatori a immaginare un possibile nuovo partito per l’ex garante del Movimento 5 stelle, che nelle ultime settimane non ha smesso di alimentare l’incertezza intorno a un suo possibile ritorno in politica, tra&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/16/news/dopo-fedez-beppe-grillo-sara-a-roma-a-fine-settembre-un-partito-non-confermo-e-non-smentisco--407815" target="_blank">incontri</a>&nbsp;con ex parlamentari del M5s e&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/22/news/grillo-su-x-non-ho-finito-con-la-politica-sono-sfinito-dalla-politica--408318" target="_blank">un post</a>&nbsp;sul suo profilo X.&nbsp;<b>“Io non ho finito con la politica. Sono sfinito dalla politica”.&nbsp;</b></p><p>La presidente della Sardegna Todde (ed ex numero due di Conte)<b>&nbsp;è da tempo nel mirino del fondatore.</b>&nbsp;</p><p>Come ricordiamo&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/30/news/grillo-pranza-con-stroppa-tra-musk-e-dossieraggi-continua-loffensiva-anti-conte--409126" target="_blank">qui</a>, <b>il primo attacco è avvenuto a ottobre 2024 contro la scelta della moratoria sulle rinnovabili</b>, poi ancora a febbraio del 2025 sul termovalorizzatore che Todde ha autorizzato in Sardegna. Poi altri due post sul Blog di Grillo a giugno 2026 sempre contro l’atteggiamento anti rinnovabili di Todde.&nbsp;<b>E’ lei il caso di scuola per mostrare alla vecchia comunità grillina come il Movimento di Conte sia ormai “un’altra cosa”.</b></p><p>Dai pentastellati sardi è arrivata una risposta. "Grillo ha percepito 300mila euro l'anno dal Movimento e li ha usati per tentare di destabilizzarlo. Ha provato in tutti i modi a sgambettare il M5S e Giuseppe Conte, perché non ha mai accettato di essere stato sfiduciato dalla sua comunità politica in modo incontrovertibile, né che Conte goda del più ampio sostegno possibile all'interno del Movimento. È mosso da rabbia e livore, e questo post ne è l'ennesima prova. Il 4 ottobre è il compleanno del Movimento, non il suo. Il 4 ottobre si celebra San Francesco, e non chi lo storpia per cercare qualche ora di celebrità". Così il Movimento 5 Stelle Sardegna, replicando al post pubblicato dal comico sugli incarichi della Regione. "<b>Grillo parla di Sardegna senza conoscerne i territori. Negli anni passati, quando era ancora garante, i consiglieri regionali del Movimento non hanno mai avuto il piacere di un confronto con lui</b>. Siamo contenti che oggi riceva e accetti le imbeccate di qualcuno che dal Movimento è uscito, ma farebbe bene a informarsi meglio prima di scrivere post completamente sballati, pieni di informazioni false che non rappresentano la verità dei fatti. D'altronde ci siamo abituati: <b>ogni volta che Grillo ha aperto bocca sulla Sardegna non ne ha detta una giusta e questa volta non fa eccezione.</b>&nbsp;Il Movimento 5 Stelle – conclude la nota – non prende lezioni di morale francescana da chi la usa per colpire gli altri e per primo non l'ha mai seguita in vita sua".&nbsp;</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/milano-e-la-nazizzazione-della-politica-a-sinistra--409597</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/milano-e-la-nazizzazione-della-politica-a-sinistra--409597</link>
				<title>Milano e la “nazizzazione” della politica a sinistra</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:28:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/d3a1c132-b148-4713-9ed5-4e368a00789a.jpeg?v=1791189040" />
																					<category>Politica</category>
				<author>David Parenzo</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Milano ha finalmente trovato il criterio per scegliere il prossimo sindaco: Gaza. Eravamo rimasti agli affitti, ai trasporti, alla sicurezza, alle periferie. Roba da amministratori di condominio. Il Di Battista del Pd, <b>Paolo Romano, propone invece che nella coalizione non ci sia spazio per chi non riconosce il genocidio a Gaza</b>. Pierfrancesco Majorino aggiunge che i candidati alle primarie dovrebbero impegnarsi a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv. Prima il medio oriente, poi, se avanza tempo, la circonvallazione. <b>E’ la “palestinizzazione” del dibattito pubblico: qualsiasi argomento, per diventare politicamente presentabile, deve passare da Gaza</b>. Il ponte sullo Stretto, una pista ciclabile, l’ascensore di una fermata della metropolitana vicino a Brera.</p><p>Puoi avere un progetto, i finanziamenti e perfino una data di consegna: se non citi la Palestina, non sei abbastanza cool e probabilmente nemmeno abbastanza di sinistra. Il capitolato d’appalto ormai richiede una dichiarazione geopolitica.</p><p>A Milano, poi, il meccanismo ha una sua utilità.&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/beppe-sala_51327">Ha governato Beppe Sala</a>, sostenuto dal centrosinistra. Fare un bilancio significherebbe decidere che cosa rivendicare e che cosa correggere. Magari ammettere che qualcosa l’ha fatta benino e altre cose malino (detesto questi aggettivi ma rendono l’idea pur essendo agghiaccianti) Oppure spiegare perché chi lo ha sostenuto per anni adesso vuole cambiare tutto.</p><p>Una discussione faticosa. Gaza permette di saltarla: invece di litigare sull’eredità di Sala, si interroga la municipalità di Tel Aviv.</p><p>Majorino chiede che la città si schieri chiaramente contro il massacro. E chi stabilirà se lo avrà fatto abbastanza chiaramente? La direzione del Pd lombardo? Ci sarà una commissione per valutare gli avverbi? Rafforzare la condanna e Ripresentarsi al prossimo congresso.</p><p>Intanto immaginiamo un residente di Gratosoglio che provi a chiedere quando passa il tram, come si ottiene una casa popolare, se quella pista ciclabile sia stata progettata bene. Il candidato lo ascolta, annuisce e risponde: “Prima mi dica che cosa pensa del gemellaggio”. Il tram può aspettare. La verifica ideologica ha la precedenza.</p><p>Eppure proprio sui trasporti una distinzione sarebbe utile: a una città servono infrastrutture per portare i civili a scuola e al lavoro; Hamas ha investito nei tunnel per la guerra. Ma ricordarlo complicherebbe il rito, introducendo un soggetto che nelle discussioni di certi progressisti compare sempre meno. Meglio tornare al Comune di Milano, purché attraverso la condanna di Gerusalemme.</p><p>A questo punto conviene rendere coerente il regolamento delle primarie. Per votare non basterà dichiararsi elettori del centrosinistra. Bisognerà dimostrare di aver visto almeno una volta Naza. Prova obbligatoria: selfie in sala con i titoli di coda e la faccia contrita. Niente sorrisi, niente popcorn nell’inquadratura. Il dolore dev’essere riconoscibile anche in formato tessera.</p><p>Ai gazebo, accanto al documento, si esibirà la fotografia. “Ha visto il film?”. “Due volte”. “Bene. Può votare”. Chi invece avesse letto soltanto i programmi verrà invitato a completare la propria formazione politica. Una proiezione e passa la paura.</p><p>Naza diventa così la campagna elettorale perfetta: costa al partito meno di un manifesto, fornisce una liturgia comune e risparmia ai candidati l’incombenza di spiegare come intendano governare. Tutti nella stessa sala, tutti con la stessa espressione, tutti uniti fino all’accensione delle luci.</p><p>Il problema comincia quando qualcuno domanda quanto costerà un abbonamento Atm, dove costruire le case, come affrontare la sicurezza, che cosa fare delle auto in ztl. Lì servono scelte, soldi e risposte diverse. E il campo largo diventa subito un campo di battaglia.</p><p>Perciò avanti con Gaza. Sul prossimo sindaco si può ancora discutere. Sul selfie, finalmente, c’è una linea.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/la-nave-di-renzi-sfida-conte-e-chiama-occhiuto--409595</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/la-nave-di-renzi-sfida-conte-e-chiama-occhiuto--409595</link>
				<title>La nave di Renzi sfida Conte e chiama Occhiuto</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:06:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/05/original/aed8a3aa-a09e-43a8-a897-fdc50357fb3c.jpeg?v=1791187587" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Carmelo Caruso</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><i>Firenze, dal nostro inviato</i>. Ulisse aveva l’arco e Renzi ha il tostapane, la griglia dell’eroe che canta e racconta vicino al fuoco come si resta Renzi: “Sopportai e rimasi”. Fa il “Tostatore” di Conte, Calenda, Tajani, Meloni, “che se perde va a casa, ma se vince, prende tutto: il Quirinale”. Tosta anche Giorgetti che, lamenta Renzi, “sbaglia i conti e che deve smetterla di mettere il naso sul risiko bancario. E’ infame quello che ha fatto su Unicredit”. E’ tostata anche la Leopolda, la quattordicesima, la festa del ritorno a Itaca, in questa Firenze che è ancora la “Renzi School of stratagemma”, il “credeteci e candidatevi” senza garanzia, la polizza che per Clint Eastwood si chiede soltanto quando si acquista un tostapane. Si fa chiamare “Kraken”, e si vende anche la maglia con il calamaro gigante (a 20 euro), ma <b>questo ultimo Renzi somiglia a Ettore, il vinto vincitore che ad Achille</b>, ai tanti Conte che non lo desiderano, risponde: “Io non fuggo più davanti a te, il cuore mi spinge”. Sembra di ascoltarlo sotto le mure di Troia, in fiamme, il campo largo, quando, insieme a suoi Deifobo, le capogruppo Boschi e Paita, acclamata con la sua gonna spavalda, sfida gli Dei, i numeri, per quel romantico sogno: “Faccio un appello ai riformisti di Forza Italia: venite”. <b>E’ la Leopolda più raccolta, ma è forse la più giovane mai vista</b>, una piccola triremi di matricole che non diserta e che all’invito di Renzi “l’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende”, si alza in piedi. I proci sono Salvini e Trump, mentre l’unità del centrosinistra è l’approdo, la carezza di Nausicaa.</p><p>Chi ha più di trent’anni si sente un po’ come Eumeo, il servo leale di Ulisse, e non solo perché la scenografia, con il timone, i resti di una nave, fa tornare alla mente i Feaci e Penelope. La Leopolda è forse la sola festa di partito, a sinistra, dove ancora si sorride, si imita Renzi che, a sua volta, imita Berlusconi. Un ragazzo lo chiama “presidente” e Renzi lo canzona da fratello maggiore: “Ho sempre sognato di restare il solito stronzo e tu mi tratti da venerato maestro”.</p><p>E’ il dopo del dopo, è la saggezza dell’essere i marginali del campo largo, ma conservando “il multiforme ingegno”, che non è altro che il lampo, l’intuizione che ti trascina fuori dal mare in tempesta. Anche Renzi coltiva la longevità di Meloni, ma a differenza di Meloni la sua è la malandrina, quella di Henry Kissinger (e lo scrive Francesco Merlo nel suo “<a href="https://link.amazon/B0bnhOKuX" target="_blank">Tutto Qui</a>” Solferino) che si affidava al corrimano delle scale, il corrimano che serve a non cadere, scomparire. E’ l’azzardo il corrimano di Renzi, la candidatura spericolata di Pietro Bartolo a presidente della regione Sicilia, il medico di Lampedusa che come Chatwin si domanda “ma io, che ci faccio qui?”. Ed <b>è sempre l’azzardo che tiene Renzi al di sotto del quattro per cento, ma ben al di sopra di tutto l’arco parlamentare, il mar mediocre italiano</b>. Mi accorgo che in platea non si parla di Conte, che è il Cariddi della Leopolda, quel Conte che venerdì sera ha chiesto a Schlein di fare a Renzi da nutrice, da garante. Dice Benedetto Della Vedova: “Credimi, anche Conte ha un’età e non romperà l’alleanza”. Gli chiedo se sia vero che stia lavorando per Roberto Gualtieri federatore, il terzo uomo, e Della Vedova mi dice che “sì, potrebbe”, perché Gualtieri “non irrita nessuno”. Nessuno qui ha fiducia nelle primarie anche se tutti dichiarano che si faranno. Non ci crede Stefano Bonaccini che se fosse stato il Bonaccini di questa Leopolda avrebbe forse battuto Schlein. E’ l’ultimo a parlare, prima di Renzi, ma il primo a invocare “aboliamo la parola primarie”. Era dai tempi di Minniti che una personalità del Pd non pronunciava le parole di Bonaccini, che è anche il presidente del partito: “Invito a non aver paura della repressione, come dice Franco Gabrielli. La cittadinanza va data a chi la merita ma chi delinque, sia chiaro: o lo mettiamo dentro o se ne va fuori”.</p><p>Si sono ridotti di numero, e non è un male (Salvini impari), ma sanno interpretare la parte che fu del Partito repubblicano, Italia Viva, ma anche “Forza Garantismo”: politica estera, fantasia, provocazione. In sala c’è il Tajanometro, il cartonato con Tajani vestito da nonna Felicita, con le soglie di pudicizia: scandalosa, troppo audace, misurata, affidabile, da sposare (la gonna lunga fino alle calze). Incontro Tommaso Nannicini, l’economista del governo Renzi, che ha inventato l’abolizione del bollo, prima che Meloni abolisse il bollo, e anche Nannicini pensa che “aver coinvolto le partecipate di stato e abbassato il prezzo dei carburanti è stata una grande mossa di Meloni”. Stanno cominciando ad aver paura che Meloni, e il suo governo, non si sconfigga con l’umanità e l’indignazione di Bartolo, un’umanità che fa scendere le lacrime, quel suo dolore secolare che gli fa dire, rivolgendosi ai ministri, alla squadra di Meloni: “Personaggi squallidi e fascisti”. Si avvicendano sul palco i sindaci, i consiglieri regionali mastelliani che esordiscono con “vi porto il saluto di Clemente”. Giganteggia la faccia tosta di Luciano Nobili che tira le orecchie a Conte: “Ci chiede garanzie chi da presidente del Consiglio non faceva differenza fra garantismo e giustizialismo”.</p><p>E’ il terzo giorno, quello finale, ed è già chiaramente la rassegna del meglio, il tempo dei bilanci: “Vincenzo De Luca è stato eccezionale”; “Fedez ha sbracato su Liliana Segre ma Renzi gli ha tenuto testa” e c’è gradimento per Matteo Hallisey, il radicale con i brufoli che immagina un mondo di spiagge libere. E’ stato invitato anche Matteo Bassetti, il virologo, il sindacalista di una categoria che nei tempi del dolore veneravamo e che oggi processiamo con le commissioni. E’ un carosello di visi allegri, alla Gigi De Palo, ex presidente del Forum delle Famiglie. Due anni fa venne rimproverato da Meloni per non aver saputo difendere dagli attacchi degli studenti, la ministra Roccella, e oggi è qui ad argomentare: “Non si tratta di convincere gli italiani a fare figli. Fare figli oggi è purtroppo una causa di povertà. Eppure gli italiani vorrebbero farli”.</p><p>E’ vero, sono sempre meno e, direbbe Brecht, le forze scemano, ma come arringa il tenace Gian Domenico Caiazza: “Noi difendiamo valori difficili da far comprendere, sono valori compresi da una minoranza”. Sono quelli dell’ex sindaco di Lodi, Uggetti, un altro sbattuto in carcere con troppo facilità, che si emoziona ancora per l’Internazionale comunista, ma che riconosce a Renzi la bella battaglia, la lotta alla Ettore, “quando l’uno non vale a raggiungere e l’altro non vale a fuggire”. E’ senza dubbio la stazione (Leopolda), la fermata che avrebbe sognato Enzo Tortora, il binario di Francesca Nanni, la procuratrice di Milano che ebbe il coraggio di riaprire il caso Zuncheddu, anche lei  ospite, un’altra coraggiosa sulla nave.</p><p>Sono <b>passati quattordici anni dalla prima Leopolda e giriamo ancora intorno a Renzi che propone il “contratto alla tedesca”</b>, tre garanzie a Conte perché “le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono”, “voglio la garanzia che “Salvini non vada più al Viminale, Giorgetti in Cdm e che al Quirinale ci vada un europeista e non uno improvvisato o che viene dai servizi segreti”. E ancora: “Mai più Trump”. Ha  il quid anche se imbiancato, la scorciatoia (“in Tv c’è bocchinolandia”) e ha anche la ferocia nel ferire i vicini di centro, come Alessandro Onorato che in Sicilia si è lasciato folgorare da iene e gattopardi, ex teorici della (non) trattativa stato-mafia (“Il centro io non lo farò con quelli come Ingroia”). E’ sempre il Renzi della mossa del cavallo quando propone la nave dei garantisti, l’appello a Zangrillo e a Occhiuto, il presidente della regione Calabria che però gli ribalta l’invito: “Caro Renzi, forse dovresti essere tu a chiederti che cosa ci fai lì dentro. Renzi, Boschi, Calenda e Marattin li vorrei nel centrodestra, possono trovare spazio le idee in cui hanno creduto”. Pensa Renzi che “si voterà a novembre” mentre Bonaccini si domanda: “Cosa deve accadere per unirci e mandarli a casa?”. No, non riescono a mettere fine questa guerra di centro con lo zero virgola al posto di Elena e parlano ancora di piattaforme che sono i venti di Eolo. Non ci riesce Renzi, che vuole “una politica estera seria”, e non ci riesce Calenda, che suggerisce a Renzi “di non sproloquiare e andare a Kyiv”. Continueranno a non amarsi così come Renzi cercherà un’altra volta ancora lo stratagemma: Vannacci, rompere Forza Italia, il contratto alla tedesca … Non è Itaca che li attende ma Meloni smaniosa di dare fuoco alle loro navi, la donna che come Achille “un cuore di ferro nel seno tu chiudi”.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/agenda-occhiuto-il-centrodestra-che-non-ha-bisogno-di-vannacci--409582</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/agenda-occhiuto-il-centrodestra-che-non-ha-bisogno-di-vannacci--409582</link>
				<title>Agenda Occhiuto, il centrodestra che non ha bisogno di Vannacci</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 06:00:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/04/original/a4361d0d-ff9a-4c68-8329-1dd250fce054.jpeg?v=1791138926" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Roberto Occhiuto</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfoglio.it/tag/roberto-vannacci_32908" target="_blank">Roberto Vannacci</a>&nbsp;ha avuto un’intuizione politica che sarebbe sciocco non riconoscere: ha visto uno spazio e lo ha occupato. <b>Ha capito che esisteva, anche in Italia, una domanda di estrema destra, di destra radicale e sovranista, e ha costruito attorno a quella domanda un’offerta politica</b>.</p><p>Il punto, però, non è stabilire se sia bravo a interpretare quello spazio. Il punto è capire se il centrodestra di governo guidato dalla bravissima&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giorgia-meloni_429" target="_blank">Giorgia Meloni</a>, per continuate a essere competitivo e maggioritario, debba diventare un po’ più simile a quella destra. Io penso che questa sia la domanda sbagliata. La domanda giusta è un’altra: che cosa deve fare il centrodestra tradizionale inventato dal presidente Silvio Berlusconi, quello che conosciamo dal ‘94 sino ad oggi, per rinnovare una propria idea di futuro in modo abbastanza coraggioso da non vivere con l’ossessione di ciò che accade alla sua destra? <b>La risposta, per me, passa da dieci punti, da dieci riflessioni</b>. Tanti di questi temi li ho esposti nel mio libro “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle”, edito da Piemme e da qualche giorno in libreria.</p><h2>1. Sull’immigrazione servono più fermezza, più rimpatri, più ingressi regolari e più Europa</h2><p>Essere seri sull’immigrazione significa cominciare da una distinzione elementare: un conto è l’immigrazione regolare, un altro è quella irregolare.&nbsp;</p><p>Chi non ha diritto di stare nel nostro Paese deve essere rimpatriato più velocemente. Chi delinque e non ha titolo per restare deve essere allontanato.</p><p>Bisogna contrastare i trafficanti, presidiare le frontiere, rafforzare gli accordi di riammissione con i Paesi di origine. Ma bisogna avere anche l’onestà di dire che un rimpatrio non si fa con uno slogan: si fa se dall’altra parte esiste uno Stato disposto a riprendersi il proprio cittadino.</p><p>E contemporaneamente l’Italia ha bisogno di immigrazione regolare. Il governo Meloni lo ha riconosciuto programmando quasi 500 mila ingressi per lavoro nel triennio 2026-2028. Non è una contraddizione: è esattamente ciò che dovrebbe fare una destra di governo, una destra moderna e responsabile.</p><p>Meno clandestinità, più legalità. Meno sbarchi irregolari, più lavoratori che arrivano attraverso canali ordinati perché le nostre imprese ne hanno bisogno.</p><p>E poi serve l’Europa. Più Frontex, più accordi Ue con i Paesi di origine, più investimenti sulla sponda sud del Mediterraneo, più forza comune nella gestione dei confini. Pensare che l’Italia possa governare da sola un fenomeno continentale significa condannarsi all’impotenza.</p><p><b>L’immigrazione non va né negata né cavalcata: va governata</b>.</p><h2>2. Stop alle rendite di posizione: riforme per i cittadini e non per le corporazioni</h2><p>La concorrenza non è una parola da convegno. E’ una cosa molto semplice: significa ricordarsi che quando una categoria viene protetta artificialmente qualcun altro, dalla parte opposta, paga quella protezione.</p><p>In Calabria abbiamo combattuto una battaglia sul trasporto pubblico non di linea arrivando fino alla Corte costituzionale. <b>Abbiamo sostenuto l’apertura del mercato degli Ncc, favorito l’ingresso di servizi innovativi, sfidato regole che rendevano più difficile offrire un servizio adeguato ai cittadini</b>.</p><p>La Corte costituzionale ci ha dato ragione, dando torto al governo nazionale della mia stessa parte politica, anche contro il vincolo assurdo dei venti minuti imposto agli Ncc.</p><p>Il principio che ne ricavo è generale: quando si riforma il mercato dei taxi, bisogna pensare anche a chi aspetta il taxi, non soltanto a chi lo guida. Quando si riforma la sanità, bisogna pensare prima al paziente che aspetta una visita e poi alla corporazione che difende lo status quo. Quando si riforma il lavoro, bisogna guardare anche al giovane che cerca di entrarci e non soltanto a chi è già protetto.</p><p>Le categorie vanno ascoltate. Ma le leggi vanno scritte per i cittadini.</p><h2>3. Una destra liberale, popolare, europeista e atlantica</h2><p>Esistono in Europa esperienze politiche alle quali è possibile guardare e con le quali è necessario confrontarsi. Ma confrontarsi non significa necessariamente adottarle come modello.</p><p>Io appartengo a un’altra cultura politica. Una cultura liberale, popolare, europeista, atlantica. Credo in una destra che considera l’Unione europea non un nemico dal quale liberarsi ma uno strumento da cambiare e rafforzare. <b>Che considera la Nato una scelta strategica, non un impaccio</b>. Che non ha ambiguità sulla Russia. Che sa che in un mondo fatto di potenze continentali l’Italia non diventa più sovrana isolandosi: diventa semplicemente più piccola.</p><p><b>L’Europa va criticata quando pretende di regolare tutto e decide troppo lentamente sulle grandi questioni</b>. Ma la risposta non può essere meno Europa su tutto. Deve essere più Europa sulle cose grandi e meno Europa sulle cose piccole: più Europa sulla difesa, sull’immigrazione, sull’energia, sull’innovazione, sui capitali; meno burocrazia sui dettagli che possono gestire stati, regioni, imprese e cittadini.</p><p>Questa è un’altra destra. Non meno di destra: semplicemente diversa.</p><blockquote>“Meno clandestinità, più legalità. Meno sbarchi irregolari, più lavoratori che arrivano attraverso canali ordinati perché le nostre imprese ne hanno bisogno”. “Le categorie vanno ascoltate. Ma le leggi vanno scritte per i cittadini”. “Credo in una destra che non ha ambiguità sulla Russia”</blockquote><h2>4. Prima di anticipare ancora le pensioni occupiamoci del futuro di chi ha trent’anni</h2><p>Ogni euro pubblico ha un’alternativa. Un miliardo speso per una cosa è un miliardo che non può essere speso per un’altra. E per troppo tempo la politica italiana ha distribuito risorse guardando soprattutto a chi era già dentro il sistema. Io vorrei rovesciare la prospettiva.</p><p>Il grande problema italiano non è soltanto che nascono pochi giovani. E’ che quelli che abbiamo li paghiamo poco, li valorizziamo tardi e spesso li spingiamo ad andarsene. Abbiamo costruito il Paese che regola le retribuzioni per scatti di anzianità. Dovremmo costruire, invece, il Paese degli scatti di futuro, pagando meglio – tanto nel pubblico quanto nel privato – i giovani brillanti che portano valore aggiunto alla nostra società.</p><p>Se ci sono risorse disponibili, discutiamo di come aumentare il primo stipendio, rendere conveniente assumere un giovane, aiutarlo a trovare una casa, permettergli di costruire un’impresa.</p><p><b>Ho proposto una no tax area per gli under 35 proprio per questo</b>: non un bonus, non un assegno, ma una scelta che renda il lavoro più conveniente e immediatamente visibile in busta paga. Tra spendere miliardi per anticipare ancora l’uscita dal lavoro e investirli sull’ingresso dei giovani nel lavoro esiste una differenza politica. Ed è una differenza sulla direzione verso cui vogliamo portare il Paese.</p><h2>5. Non abdichiamo alla sinistra sui diritti civili e sul fine vita</h2><p>Una destra liberale non può occuparsi della libertà soltanto quando si parla di impresa, tasse o mercato. La libertà è un principio indivisibile e riguarda anche le scelte più intime della persona: gli affetti, la sessualità, il modo in cui ciascuno costruisce la propria vita e, quando ricorrono condizioni estreme e rigorosamente accertate, anche le decisioni sul proprio fine vita.</p><p><b>Difendere questi diritti non significa adottare una cultura politica altrui</b>: significa essere coerenti con una cultura liberale che mette la persona al centro e considera lo Stato al suo servizio, non come un’autorità chiamata a disciplinarne ogni scelta.</p><p>Per troppo tempo abbiamo abdicato alla sinistra temi dei quali oggi i ragazzi parlano con naturalezza e che vorrebbero fossero nelle agende di ogni forza politica. I diritti civili non possono più essere un tabù per un centrodestra moderno e di governo. E sul fine vita il legislatore deve avere il coraggio di intervenire, costruendo regole chiare e rigorose, con consenso informato, verifiche mediche, tempi e garanzie particolarmente stringenti per le persone fragili.</p><blockquote>“I diritti civili non possono più essere un tabù per un centrodestra moderno e di governo. E sul fine vita il legislatore deve avere il coraggio di intervenire”. “La stabilità del governo è un valore. La serietà dei conti pubblici è un valore. Ma per rendere l'Italia attrattiva non basta essere stabili: bisogna anche creare occasioni”</blockquote><h2>6. Per crescere bisogna aprire le porte, non costruire nuovi steccati</h2><p>Esiste oggi un pezzo di Italia politicamente in cerca di casa. Ci sono liberali che vorrebbero un centrodestra più coraggioso. Riformisti che guardano con disagio alle alleanze del Partito democratico. Cattolici popolari rimasti senza un riferimento. Imprenditori, professionisti, amministratori, giovani delle grandi città che non vogliono una politica massimalista, né a destra né a sinistra.</p><p>Sono, se vogliamo chiamarli così, tanti centri in cerca d’autore.</p><p><b>Forza Italia dovrebbe tornare alla propria vocazione originaria: aprire. Coinvolgere</b>. Far entrare persone che non hanno trascorso vent’anni nei corridoi dei partiti. Guardare al mondo civico, all’impresa, alle professioni, alle università, al riformismo. Forza Italia nacque rompendo gli steccati, non costruendoli. La sua funzione nel centrodestra non dovrebbe essere difendere un piccolo recinto moderato, ma allargare il perimetro della coalizione verso mondi che oggi non hanno una casa politica. <b>Il centrodestra cresce se riesce ad attirare chi oggi sta fuori, non se continua soltanto a contendersi chi è già dentro</b>.</p><h2>7. Alle imprese non possiamo continuare a dire: siete brave perché riuscite a sopravvivere nonostante tutto</h2><p>Per anni abbiamo celebrato gli imprenditori italiani perché sono riusciti a crescere nonostante la burocrazia, nonostante l’energia cara, nonostante una giustizia civile lenta, nonostante autorizzazioni interminabili, nonostante infrastrutture insufficienti. Ma “nonostante tutto” non può essere una politica industriale. Anche perché, a dire il vero, le politiche industriali hanno poco a che fare con uno Stato liberale. Uno Stato liberale, semmai, fa politiche abilitanti: fa funzionare il mercato perché le imprese possano esserne protagoniste, e crescere in Italia, non nonostante l’Italia.</p><p>La stabilità del governo è un valore. La serietà dei conti pubblici è un valore. <b>Ma per rendere l’Italia attrattiva non basta essere stabili: bisogna anche creare occasioni</b>.</p><p>Un’impresa internazionale deve poter guardare al nostro Paese e pensare che qui conviene investire. Per le competenze che trova, per la velocità con cui ottiene un’autorizzazione, per l’energia che paga, per le infrastrutture che può utilizzare, per la certezza delle regole.</p><p>Non abbiamo bisogno semplicemente di più Stato o di meno Stato. Abbiamo bisogno di un altro Stato: forte dove serve, leggero dove deve togliersi di mezzo; capace di costruire infrastrutture e far rispettare le regole, ma incapace di trasformare ogni autorizzazione in un percorso a ostacoli.</p><h2>8. La concorrenza fa bene alle imprese. Può fare bene anche ai partiti</h2><p>Non ho mai capito perché chi considera salutare la concorrenza nell’economia debba poi considerarla pericolosissima dentro un partito. Un partito nel quale tutti sono sempre d’accordo non è necessariamente un partito forte. Può essere semplicemente un partito nel quale nessuno ha interesse a mettere in discussione ciò che esiste.</p><p>Competizione significa idee alternative, leadership che si confrontano, persone nuove che provano a emergere, dirigenti costretti a conquistarsi ogni giorno il proprio spazio invece di considerarlo una proprietà. Non significa trasformare un partito in una guerra permanente. <b>Significa evitare che diventi una rendita</b>.</p><p>La politica italiana soffre da troppo tempo di cooptazione. Le classi dirigenti scelgono le classi dirigenti che verranno dopo, che a loro volta scelgono quelle successive. Alla fine cambia tutto fuori e resta tutto uguale dentro. Un movimento liberale dovrebbe avere il coraggio di rompere questo meccanismo.</p><h2>9. Proteggere le persone non significa proteggerle dal futuro. Significa metterle nelle condizioni di affrontarlo</h2><p>Esiste un populismo di sinistra e ne esiste uno di destra. Cambiano i destinatari, ma il messaggio è spesso identico: il mondo fa paura, io ti proteggerò. Ti proteggerò dalla concorrenza. Dalla tecnologia. Dall’intelligenza artificiale. Dalla globalizzazione. Dall’impresa. Dal rischio. Dal cambiamento. E’ una promessa molto rassicurante e quasi sempre impossibile da mantenere.</p><p>Una politica liberale dovrebbe fare un’altra cosa: mettere le persone nelle condizioni di usare il cambiamento invece di subirlo. L’intelligenza artificiale aumenterà la produttività: facciamo in modo che sia accessibile anche alle piccole imprese.</p><p><b>La transizione energetica cambierà l’industria: utilizziamola per attrarre investimenti</b>. Il lavoro cambierà rapidamente: premiamo competenze e merito invece dell’anzianità automatica. Un imprenditore può fallire: costruiamo una società nella quale possa riprovare. La politica migliore non promette di congelare il mondo. Costruisce gli strumenti per starci dentro.</p><h2>10. Il modo più serio di rispondere a Vannacci è smettere di parlare soltanto di Vannacci</h2><p>Questa, alla fine, è la questione dei prossimi mesi. <b>Se il centrodestra discuterà soltanto di come fermare Vannacci, di come imitarlo, di come inglobarlo, di come sottrargli un punto percentuale, avrà già perso qualcosa di più importante dei voti: avrà perso l’agenda</b>. L’agenda dovrebbe essere un’altra. Meno tasse. Più riforme. Meno timidezza. Più coraggio. Meno rendite. Più concorrenza. Più opportunità. Una pubblica amministrazione che decide. Un’Italia che attragga investimenti. Più Europa sulle grandi sfide e meno burocrazia sulle piccole.</p><p>Immigrazione irregolare contrastata con fermezza e immigrazione regolare collegata alle esigenze dell’economia. Giovani trattati non come una categoria da assistere ma come il principale investimento del Paese.</p><p>Vannacci rappresenta una domanda politica reale. Far finta che non esista sarebbe un errore. Pensare che l’unico modo per rispondergli sia diventare come lui sarebbe un errore diverso, più grave.</p><p><b>La discussione che conta non riguarda l’ex generale</b>. Riguarda quale centrodestra vogliamo continuare a costruire: quale idea di Stato, quale rapporto con l’Europa, quale modello economico, quale atteggiamento verso il cambiamento.</p><p>Perché una coalizione può anche vincere mettendo insieme tutto e il contrario di tutto. Ma il giorno dopo deve governare.</p><p>Ed è qui che si misura la differenza fondamentale: non basta costruire una coalizione capace di vincere. <b>Bisogna costruire una coalizione capace di governare ciò che verrà dopo</b>.&nbsp;</p><p><i>Roberto Occhiuto,&nbsp;</i><i>presidente della Regione Calabria,&nbsp;</i><i>vicesegretario di Forza Italia</i></p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/ispirazioni-e-rimozioni-le-scelte-a-sinistra-sono-gia-tutte-un-programma--409563</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/05/news/ispirazioni-e-rimozioni-le-scelte-a-sinistra-sono-gia-tutte-un-programma--409563</link>
				<title>Ispirazioni e rimozioni: le scelte a sinistra sono già tutte un programma</title>
				<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 06:00:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/03/original/15c61c71-774e-4278-8cb3-905c354e2255.jpeg?v=1791051150" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Claudio Cerasa</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>Il programma non c’è. Ma ci sono alcune scelte che sono già tutte un programma. </b>La sinistra italiana, come da migliore tradizione, ha scelto ormai da tempo di guardarsi in giro per cercare di trovare una qualche fonte di ispirazione, un qualche esempio da seguire per dare più sostanza al proprio progetto politico. Lo schema è sempre lo stesso. Se quel che facciamo noi lo fa anche qualcun altro, a sinistra, significa che ciò che proponiamo non è poi così male. E se quel che fa qualcun altro, a sinistra, può portare consenso, potrebbe essere una buona idea provare a farlo anche noi. <b>Negli ultimi tempi, la sinistra italiana, in special modo il Partito democratico, ha scelto di guardarsi in giro per trovare una qualche forma di ispirazione</b>. Ma nelle sue peregrinazioni per il mondo il campo progressista ha fatto una scelta piuttosto selettiva: tra le tante sinistre che esistono in questo momento, in giro per il mondo, ce ne sono alcune che la sinistra italiana ha scelto di abbracciare e altre che ha scelto di ignorare.&nbsp;</p><p>Tra le sinistre che ha scelto di abbracciare ci sono ovviamente <b>le sinistre movimentiste, anticapitaliste, antisistema</b>, che hanno fatto della demonizzazione di Israele un proprio elemento identitario. L’agenda Mamdani, per così dire, a sinistra, in Italia, si porta molto, e la prospettiva di avere una sinistra desiderosa di seguire una via della radicalizzazione per combattere “le destre” sembra essere una strada gradita nel variegato campo progressista. Eppure, dando uno sguardo al resto del mondo, il campo progressista, in affanno in molti paesi in cui tenta o sogna di governare, potrebbe trovare molti spunti di riflessione per il suo programma futuro. Potrebbe scoprire, per esempio, che il tanto sbandierato <b>modello Sánchez</b>, modello spesso evocato per la sua capacità di offrire buoni risultati sull’energia e sull’economia, non sulla casa a quanto pare, è un modello che non si fonda solo sulle rinnovabili ma è un modello che si fonda in buona misura anche sul nucleare: il governo Sánchez ha esteso fino al 2030 la licenza di esercizio dei due reattori della centrale di Almaraz, nell’Estremadura, e se si volesse davvero seguire il “modello Sánchez”, sempre che questo modello esista, la sinistra dovrebbe inserire nel suo programma anche un “sì” non solo alle rinnovabili ma anche all’atomo.</p><p>Se la sinistra italiana avesse la forza di guardarsi in giro per il mondo, restando sempre in Europa per non fare troppa fatica, potrebbe scoprire anche altre storie istruttive. Potrebbe scoprire che in Danimarca la premier <b>Mette Frederiksen,</b> socialdemocratica, da poco riconfermata, anche se con una maggioranza più fragile rispetto al passato, ha messo al centro della sua agenda politica il forte contrasto all’immigrazione illegale. Sul sito dei socialdemocratici danesi il capitolo sull’immigrazione comincia così: “Il numero degli immigrati nella nostra società conta”. E la spiegazione è interessante: i costi dell’immigrazione non governata, secondo i socialdemocratici danesi, ricadono soprattutto sui lavoratori meno qualificati, sulle persone con salari bassi e sugli abitanti dei quartieri nei quali l’integrazione non funziona, e la restrizione dei flussi, combinata con regole forti sulle espulsioni, con il mantenimento dei controlli temporanei alle frontiere e con il sostegno alla creazione di centri per richiedenti asilo fuori dall’Europa, rientra all’interno dell’idea di voler proteggere i gruppi sociali che il partito vuole rappresentare.<b> Avete mai sentito parlare la sinistra italiana del modello danese?</b> No, perché quello, rispetto al modello Mamdani, non è un’alternativa di sinistra: è una costola della destra.</p><p>Una storia ulteriore da raccontare è quella che riguarda una recente campagna elettorale, da cui il centrosinistra ha scelto di tenersi a debita distanza. In <b>Svezia</b>, paese da poco entrato nella Nato per proteggersi dalla minaccia russa, alle elezioni del 13 settembre, elezioni nelle quali il blocco di centrosinistra ha ottenuto 176 seggi contro 173 delle opposizioni, il partito guidato da<b> Magdalena Andersson</b> – che dopo essersi dimessa da primo ministro a causa di una maggioranza troppo complicata da costruire ha ricevuto pochi giorni fa una settimana di tempo per formare un altro governo – ha scelto di inserire nel proprio programma elettorale alcuni punti importanti che riguardano un tema tabù in Italia, non solo a sinistra: la difesa. I socialdemocratici svedesi hanno proposto <b>un’estensione della leva obbligatoria</b> con un impegno cinquantennale per rafforzare la difesa, con almeno 12 mila nuovi coscritti all’anno come obiettivo intermedio e 20 mila a regime. E a questo hanno aggiunto l’impegno a rispettare l’obiettivo Nato del 3,5 per cento del pil per la Difesa. Con un faro chiaro, come si legge nel programma elettorale che dovrebbe avere una qualsiasi coalizione di centrosinistra in tutta Europa: “La causa dell’Ucraina è la nostra”. I socialdemocratici svedesi hanno poi offerto altri elementi di riflessione alla sinistra italiana. Hanno scelto, anche loro, di sostenere il nucleare, chiedendo che lo stato mantenga il controllo sulla sicurezza, sull’economia e sulla localizzazione delle centrali. E rispetto al tema delle guerre in medio oriente non si sono limitati a sostenere l’agenda pro Palestina. Hanno scelto di ricordare un fatto non scontato: bene i due stati, bene il ripristino degli aiuti all’Unrwa, d’accordo anche il divieto dei prodotti degli insediamenti, se proprio dobbiamo, ma non si può non chiedere il disarmo di Hamas e la sua esclusione dal futuro governo palestinese.<b> Avete mai sentito parlare la sinistra italiana del modello svedese?</b> No, perché quello, rispetto al modello Mamdani, non è un’alternativa di sinistra: è una costola della destra.</p><p>Un destino diverso sembrava avere invece un leader, di sinistra, finito per qualche tempo nel radar del campo largo: il successore, chissà per quanto, di Keir Starmer alla guida del Labour e del governo britannico,<b> Andy Burnham</b>, la cui “svolta a sinistra” è stata oggetto di interesse per la sinistra italiana. Il suo, disse il Pd il giorno dopo l’arrivo a Downing Street, è “il programma di una sinistra di governo che riporta al centro i bisogni delle persone”. Burnham, poi, è sparito improvvisamente dai radar del centrosinistra non appena il primo ministro inglese, facendo invero una cosa molto di sinistra, ha deciso di mettere al centro del suo mandato indovinate cosa? Il sostegno all’Ucraina. Burnham ha ricevuto Zelensky come suo primo ospite internazionale da primo ministro. Lo ha fatto in un posto speciale, la portaerei HMS Queen Elizabeth, a Portsmouth. E ha scelto di svolgere il suo primo viaggio all’estero, un mese dopo, a Kyiv, per l’anniversario dell’indipendenza ucraina, collegando la resistenza ucraina alla storia britannica: “La mia nazione – ha detto Burnham agli ucraini, da vero leader di sinistra – ha tenuto viva la fiamma della libertà europea nel Ventesimo secolo, voi la tenete viva nel Ventunesimo”. Non solo. <b>Esattamente come la sinistra spagnola e la sinistra svedese, la sinistra inglese ha scelto di portare avanti – lo ha fatto con Starmer e lo ha confermato con Burnham – un investimento di 14,2 miliardi di sterline per Sizewell C e da 2,6 miliardi per il programma dei piccoli reattori modulari</b>. Troppo di destra anche Burnham?</p><p>Il punto lo avrete capito. C’è una sinistra, in giro per il mondo, che fa notizia per il suo movimentismo (New York), per la sua politica sugli espropri (la Linke a Berlino), per le sue idee sulla patrimoniale (a Parigi, La France insoumise). C’è poi una sinistra che spesso vince le elezioni e governa in Europa nei pochi luoghi in cui riesce a costruire una maggioranza, e che la sinistra italiana ha scelto di cancellare dal proprio orizzonte per una ragione semplice eppure drammatica: <b>a forza di considerare di destra tutto quello che fa la destra, anche quando ciò che fa la destra è semplice buon senso, né di destra né di sinistra, la sinistra italiana si trova nella situazione complicata di dover considerare di destra le politiche di buon senso messe in campo dalle sinistre mondiali,</b> con il risultato insieme bizzarro e poco promettente di trovarsi a suo agio, in giro per il mondo, con le altre sinistre solo quando queste sono movimentiste, radicali, anticapitaliste e solo quando hanno come tratto comune, magari, la demonizzazione di Israele. Il programma del campo largo, prima o poi arriverà. Ma in attesa di averne uno, testardamente unitario, le ispirazioni della sinistra nel mondo, rimozioni comprese, sono già tutto un programma. Funzionerà? Chissà.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/04/news/lo-spettro-del-putinismo-on-line-nellassedio-di-giuseppi-a-elly--409570</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/04/news/lo-spettro-del-putinismo-on-line-nellassedio-di-giuseppi-a-elly--409570</link>
				<title>Lo spettro del putinismo on line nell’assedio di Giuseppi a Elly</title>
				<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 17:14:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/04/original/41ed8007-9f67-4f8b-aa23-bea48f2da557.jpeg?v=1791126867" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Giuliano Ferrara</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Chi di primarie aperte ferisce di primarie on line perisce. Fa un po’ ridere questa storia che il leader della coalizione di centrosinistra debba essere scelto da una piattaforma Rousseau, da un meccanismo on line di partecipazione che ai tempi di Casaleggio e Grillo selezionava su basi ristrettissime una classe dirigente di partito piuttosto precaria. Ma tutto è cominciato quando il Pd accettò di eleggere con i voti d’opinione di chi stava fuori dal partito, e magari contro, il proprio segretario, la propria segretaria,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/elly-schlein_1629" target="_blank">Elly Schlein</a>. Oltre tutto, come sospettano Filippo Sensi e altri dirigenti del Pd, interpellati da Fabrizio Roncone nel Corriere, <b>c’è il rischio molto concreto che con una scelta esposta all’anonimato e al fake si apra la strada a interferenze di agenti informatici russi</b> capaci di usare e abusare degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale a vantaggio della destabilizzazione dei nemici di Putin in Europa.</p><p>La AfD in Germania è con Vladimir Vladimirovic, non solo per inalare gas russo a buon mercato nell’economia tedesca, e non c’è come un partito imbevuto di motivi neonazisti per fare da sponda alla denazificazione dell’Ucraina, sono escogitazioni e scenari  elementari per gli eredi del Kgb e della Stasi; in Francia gollisti e centro liberale sono in crisi, salgono le quotazioni dei radicalizzati come il filorusso e antisemita Mélenchon e Le Pen, con un buon vantaggio potenziale di Marine, che sarà anche “melonizzata” ma fino a un certo punto, la sua tendenza storica è svuotare di significato l’Europa e venire a patti, magari senza farsene troppo accorgere, con l’intraprendente padrone del Cremlino, ovviamente alle sue condizioni, se non si può fare diversamente; <b>manca giusto l’Italia, che con il governo di centrodestra ha avuto un comportamento così sorprendente e deludente per lo Zar</b> e si è affiancata in sostanza, con scorno di Mosca, ai volenterosi e alla Nato e a Kyiv e ai baltici e a Bruxelles per fare argine all’espansionismo russo neo imperiale, facendo un discreto ma efficace uso di sanzioni economiche e armamenti.</p><p>Furbo,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giuseppe-conte_12" target="_blank">Giuseppe Conte</a>&nbsp;ha insistito con le sue due carte principali: <b>nuova politica estera e niente sostegno militare a Kyiv, primo punto</b>. E poi voto di coalizione sul leader il più aperto possibile, e con una massiccia componente on line alle primarie del campo Lavrov, come dice Pina Picierno. Dall’<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/07/23/news/lalternativa-ce-e-siamo-pronti-a-governare-intervista-a-schlein--402963" target="_blank">intervista di Schlein a Cerasa</a>, un paio di settimane fa qui, sembrava che la via di cambiare di spalla al fucile fosse preclusa al capo dei grillini in virtù di una posizione solida del Pd, senza essere inutilmente rigida, pro Ucraina. <b>Ma niente è davvero solido in una prospettiva di caccia al consenso facile</b>. Ora si passa dunque dall’hardware delle armi negate al software delle combinazioni on line possibili per la costruzione di una vasta platea pacifista e rinunciataria. A tessere la tela di ragno dell’insoddisfazione per Schlein, Conte è abilissimo, fuori e dentro il Pd (dove ha in Goffredo Bettini il suo sulfureo inviato speciale). Elly ha fatto la faccia feroce in risposta, dicendo che ha più voti popolari lei di tutti gli altri messi assieme, giusto. Ma i voti che ora contano sono quelli preliminari, i voti delle primarie che devono dare la palma del candidato presidente del Consiglio, e qui si incontra la strizzatina d’occhio al putinismo on line.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/04/news/perche-meloni-cerca-di-preservare-schlein-alla-guida-del-campo-largo--409418</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/04/news/perche-meloni-cerca-di-preservare-schlein-alla-guida-del-campo-largo--409418</link>
				<title>Perché Meloni cerca di preservare Schlein alla guida del campo largo</title>
				<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 06:02:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/01/original/ae99cae5-23d8-4a1e-82fa-32154b460233.jpeg?v=1790881422" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Claudio Cerasa</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Chiamiamola, se volete, operazione Frozen: non abbattere l’avversaria, conservarla, preservarla, valorizzarla. C'è una preoccupazione vera, profonda, che si aggira come un fantasma da mesi nella testa di Giorgia Meloni. Una preoccupazione forse persino superiore alla possibilità che&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/24/news/sondaggi-la-scelta-su-vannacci-e-il-capitolo-primarie-le-rilevazioni-di-youtrend--408577">Vannacci possa crescere nei sondaggi</a>. La preoccupazione riguarda non il proprio campo ma quello, largo, avversario. La preoccupazione si chiama Elly Schlein e la paura di Giorgia Meloni è semplice da capire: non è che l'opposizione farà una mossa per farla fuori? Da mesi Meloni tenta in tutti i modi di preservare Schlein come alternativa a se stessa. Dialoga a distanza con lei, evita di attaccarla, evita di delegittimarla e cerca di fare qualsiasi cosa per provare a congelarla come leader dell'opposizione. Anche nella legge elettorale c'è una traccia della strategia: la scelta di inserire nel programma il nome del candidato premier è funzionale, naturalmente, alla messa a terra di un percorso chiamato primarie, all'interno del quale&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/09/21/news/conte-schlein-lesilarante-paradosso-del-campo-largo--408151" target="_blank">Schlein può avere buone possibilità di affermarsi come candidato premier</a>. In fondo, il meccanismo di Meloni si capisce ed è facile da intuire: se il governo da lei guidato è il più longevo della storia della repubblica, il merito è certamente di una maggioranza che è riuscita a restare, nonostante tutto, compatta, solida, ma una parte del merito non può che essere attribuita anche all'opposizione, che con le sue battaglie, le sue idee, il suo cercare di coltivare una vocazione non sempre maggioritaria ha consentito alla maggioranza di essere longeva. Perché privarsi di questo privilegio? Operazione Frozen.</p><p>Quello che avete letto&nbsp;è un estratto dalla newsletter del&nbsp;direttore Claudio Cerasa, La Situa.&nbsp;<a href="https://lab.ilfoglio.it/newsletter.html?_gl=1*1la6i0z*_ga*MTM1ODEyMjYzNS4xNzAwMjIwNTg1*_ga_YHSEY9805R*czE3NzIxOTkxOTgkbzE3NTckZzEkdDE3NzIyMDA5MzQkajU1JGwwJGg0NTY2NDExMDU.*_ga_XP8XWMTXKK*czE3NzIyMDAzMzQkbzI1NCRnMSR0MTc3MjIwMDkzMyRqNTYkbDAkaDA." target="_blank">Potete iscrivervi&nbsp;qui, è semplice, è gratis.</a></p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/renzi-lancia-mario-calabresi-per-milano-lo-vedrei-benissimo-come-sindaco--409559</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/renzi-lancia-mario-calabresi-per-milano-lo-vedrei-benissimo-come-sindaco--409559</link>
				<title>Renzi lancia Mario Calabresi per Milano: &quot;Lo vedrei benissimo come sindaco&quot;</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 16:48:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/03/original/406efc08-a7c1-4d84-a559-739286de4713.jpeg?v=1791038985" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Redazione</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>"Mario Calabresi lo vedrei benissimo come sindaco di Milano". <b>Matteo Renzi </b>lancia il nome del giornalista, ex direttore della Stampa e di Repubblica, dal palco della Leopolda, la convention di Italia viva. Un'indicazione che riporta al centro il tema della scelta del candidato del centrosinistra per Palazzo Marino, su cui oggi si è espressa anche Pina Picierno, la vicepresidente della Commissione europea uscita dal Pd e oggi in Spazio Pubblico. "Noi sosteniamo Calabresi e il nostro principale avversario è la destra. Dentro il campo largo a Milano c'è una discussione che seguiamo con rispetto, credo che la proposta di Calabresi possa andare oltre e allargare il cosiddetto campo largo. Se sarà così per noi sarà la proposta migliore, se arriva anche il campo largo siamo felici", ha detto Picierno.</p><p>Calabresi, ospite della Leopolda, non si è presentato ufficialmente come candidato, ma nel suo intervento ha ragionato sul futuro della città. "<b>Dobbiamo pensare a Milano nei prossimi cinque anni"</b>, ha detto, spiegando che la città è cresciuta molto nell'ultimo decennio, ma non tutti hanno beneficiato di questa trasformazione. È da qui che, secondo Calabresi, dovrebbe ripartire il dibattito sulla città. Insieme all'altro grande tema, quello della sicurezza.</p><p>Calabresi riconosce che il problema esiste, ma contesta l'idea di alimentare ogni giorno l'allarme. La risposta, ha detto, non può essere affidata alle "ronde": servono socialità, illuminazione, spazi vivibili e servizi sociali. Una posizione che si accompagna alla critica a una certa "sinistra maestrina", secondo il giornalista incapace di ascoltare le preoccupazioni dei cittadini.&nbsp;</p><p>Alla Leopolda, <b>Renzi ha parlato anche degli equilibri nazionali dentro al campo largo,</b> alle prese con lo psicodramma delle primarie.&nbsp;"Io sto in un centrosinistra che sia l'alternativa al centrodestra. Per questo in questo momento penso che prima di ragionare su chi guiderà sia importante ragionare di idee. Voglio un centrosinistra riformista, garantista. Poi è chiaro che guida chi ha più voti. Vedremo se sarà Conte o se saranno altri, ma è l'ultimo dei problemi. Non si può partire da chi guida se non sappiamo dove andiamo". Rispondendo alla richiesta di<b> Giuseppe Conte </b>di avere garanzie sulla presenza di Italia viva in una futura coalizione, Renzi ha poi proposto un "contratto alla tedesca": un accordo con obiettivi, tempi e responsabilità definiti. Il rischio, ha avvertito, è che le divisioni tra le forze del centrosinistra finiscano per "regalare il paese e il Quirinale a Meloni".</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/una-schlein-non-vale-uno-conte-una-segretaria-20-nella-direzione-del-pd--409505</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/una-schlein-non-vale-uno-conte-una-segretaria-20-nella-direzione-del-pd--409505</link>
				<title>Una (Schlein) non vale uno (Conte): una segretaria 2.0 nella Direzione del Pd</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:13:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/e4265939-4bb5-4f35-bcb5-7aca46598437.jpeg?v=1790964808" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Marianna Rizzini</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Non sembra neanche lei, la <b>Elly Schlein</b> 2.0 che,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/video/pd-la-direzione-sulle-primarie-e-il-nodo-gori-la-diretta-streaming--409428">durante la direzione del Pd</a>, si smarca dal mantra "scuola, sanità, salari" per scandire la frase che fa sollevare un applauso unanime (come unanime sarà poi il voto alla sua relazione,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/news/schlein-scansa-il-tema-primarie-e-i-riformisti-incalzano-gori-e-un-errore-per-tutto-il-partito--409457">pur senza la partecipazione dei riformisti</a>). "Uno non vale uno", dice la segretaria dem perché il leader M5s Giuseppe Conte non soltanto intenda, ma possibilmente si rimangi le parole sibilline del giorno prima,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/01/news/conte-si-smarca-da-bettini-e-rilancia-un-terzo-nome-per-le-primarie-ma-non-ho-trovato-apertura-a-valutare-lopzione--409302">quelle con cui aveva tirato fuori la questione "terzo uomo"</a>&nbsp;(della serie: io mi ero dato disponibile a discutere di un terzo nome, ma non ho trovato apertura). Lui non se le rimangia, e anzi a sera dice che se l'alternativa è tra  "o lei o le primarie", ben vengano le primarie, e che "uno vale uno significa che conta chi dice stop alle armi, il 70 per cento dei cittadini".</p><p>Ma intanto dal Nazareno è partito  un gigantesco stop  in crescendo. "Generosi sì, ingenui no", dice Schlein, e il concetto è: abbiamo preso il doppio dei voti degli altri e in tutto il mondo occidentale il candidato premier è il leader del partito che ha più consensi, ma visto che qualcuno (cioè Conte) non riconosce questo principio, siamo pronti a vincere le primarie, e sul programma siamo pronti dal febbraio scorso, mentre altri – sempre lui, Conte – si sono fatti attendere fino a settembre. <b>Testardamente unitaria, sì, ma non in tutte le direzioni, la Schlein versione "Pd pride" che si toglie, parole sue, "qualche sassolino dalla scarpa"</b>, per puntare dritto a chi cerca di commissariarla all'esterno ma anche all'interno del partito come eventuale futura candidata premier (diplomazia vuole che lo chiami "partito del pareggio" o "establishment che non vuole un governo progressista", pur sapendo che anche tra i dem i fan del terzo uomo non mancano).</p><p>E lo fa, la Schlein 2.0, proprio nel giorno in cui costoro trovano pane per i propri denti nell'intervista al <i>Corriere della Sera</i> con cui il prefetto&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/news/gabrielli-scende-in-campo-con-ruffini-vannacci-e-la-prova-del-fallimento-del-governo-sulla-sicurezza--409423">Franco Gabrielli annuncia la discesa in campo a fianco all'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate</a>&nbsp;e leader del movimento e prossimo partito "Più uno" <b>Ernesto Maria Ruffini</b>. "Proveranno a entrarci in casa per dividerci, ma troveranno la porta chiusa", dice la segretaria dem sottolineando di voler andare al governo solo "vincendo le elezioni" e rivendicando i numeri: "Abbiamo rilanciato il partito, siamo cresciuti in tutte le tornate elettorali, abbiamo risanato il bilancio. Avevano scommesso che ci saremmo scissi e invece siamo più uniti che mai, avevano scommesso che sarei durata sei mesi e invece il 18 ottobre, in assemblea nazionale, ci poniamo il tema della proroga del mandato".</p><p>È una Schlein "all'ultimo miglio" che vuole scrivere il programma con tutti (Matteo Renzi compreso, e se a Conte non va bene pazienza) ma che sull'Ucraina, dopo la lettera di mediazione (al ribasso, dicono i riformisti) di Goffredo Bettini al <i>Corriere</i> e il <i>niet</i> di Conte, non si spinge oltre l'auspicio di trovare un giorno la quadra con gli alleati (auguri): "<b>Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino contro l'aggressione criminale della Russia</b>", dice, "e sappiamo che la Ue deve rendere più chiaro il proprio impegno… deve nominare un negoziatore. Sono fiduciosa che troveremo un punto di sintesi all'altezza".</p><p>Ed ecco che le relazioni dei riformisti <b>Giorgio Gori (che oggi sarà alla Leopolda di Matteo Renzi)</b>, <b>Lia Quartapelle</b> e <b>Simona Malpezzi</b> si infiammano.&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/news/schlein-scansa-il-tema-primarie-e-i-riformisti-incalzano-gori-e-un-errore-per-tutto-il-partito--409457">Giorgio Gori (che sulle primarie rivela di aver ricevuto un sonoro "no" al doppio turno) innalza la bandiera del "no ai diktat di Conte"</a>: "Se il Pd smette di sostenere anche militarmente l'Ucraina tradisce i suoi valori". Anche Sandra Zampa leva una voce pro Kyiv, e Lia Quartapelle incalza: "Se uno non vale uno, abbiamo il dovere di spiegare agli alleati che il sostegno militare all'Ucraina  è la questione che in Europa distingue le forze che costruiranno la Ue di domani e quelle che sono impegnate a distruggerla". Poi si vota. E nel cielo sopra al Nazareno vola il nuovo mantra schleiniano: "<b>Che vi piaccia o no</b>".</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/calenda-conte-molla-elly-se-non-lo-candidano-e-un-leader-di-plastilina--409531</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/calenda-conte-molla-elly-se-non-lo-candidano-e-un-leader-di-plastilina--409531</link>
				<title>Calenda: “Conte molla Elly se non lo candidano. E&#039; un leader di plastilina”</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:12:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/b8b30eb3-f568-46be-90a2-8cdde3cf298a.jpeg?v=1790964159" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Ginevra Leganza</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Roma. “Chiariamolo una volta per tutte”. Cosa dobbiamo chiarire, senatore  Calenda? “Che la segreteria di Schlein è una filiale di Avs. E che Schlein sta gestendo il partito soltanto per caso”. E’ in ragione della politica estera che lo dice? “Lo dico perché da quando il Pd ha salvato i Cinque stelle, al tempo del Conte bis, non può che inseguire la propaganda del Cremlino. E poi, basta guardare i membri della segreteria…”. A proposito di Cremlino, il maestro Goffredo Bettini ha parlato di invio di armi a Kyiv, ma solo difensive. Il suo discepolo, Giuseppe Conte, è inorridito. A sorpresa, ha alzato la mano Elly Schlein. D’accordo con Goffredo. Armi sì, ma solo così: come dice lui, Bettini. Cosa ne pensa? “Penso che giochino con le armi. Per loro sono un giochino utile a posizionarsi come leader del campo largo”. Sta dicendo che hanno scambiato le armi per un gingillo? “Sì. A nessuno di loro importa di cosa accade in Europa. Il che è profondamente immorale”. Però Schlein sostiene che dovremmo continuare ad aiutare Kyiv. “Schlein ha risposto a Conte dicendo che risolveranno l’attrito su Kyiv con un ‘compromesso alto’…”. Calenda fa una pausa vuota. “...Sarà il compromesso più basso possibile!”. Addirittura. Perché non le dà fiducia? “Perché loro possono sopravvivere soltanto non dicendo niente. Per tirare a campare devono tacere. Oppure dire che sono contro Meloni, anzi no…”. Un’altra pausa. “Neanche quello sanno dire!”. Che intende? “Che usano espressioni come ‘contro le destre’. Espressioni vane”.</p><p>E della “armi difensive”, invece, cosa pensa? “Penso che Bettini abbia fatto il suo lavoro: la propaganda di Mosca. Resa ancor più imbarazzante da Conte che questa volta non ha corrisposto il suo amore”. Lei pensa che, dopo Nova, la politica internazionale del M5s si radicalizzerà? “Sì, certo. Conte non ha corrisposto l’amore del suo maestro perché vuole usare l’Ucraina come casus belli per rompere con il Pd”. Quando vorrebbe rompere? “Quando e se quei capataz del Pd non dovessero dargli la certezza che lo voteranno alle primarie”. Come lo fa cinico! Ma è davvero così spietato? “Lo è. Senza la certezza di vincere, Conte userà l’Ucraina per sfilarsi. O in alternativa, farà un ridicolo compromesso con Schlein”. Cioè? “Parleranno di ‘materiale’, ‘supporto’, o di più generiche ‘cose’ da mandare all’Ucraina”. Forse gli elettori pentastellati sono più rigidi di quanto non siano gli eletti? “Ma certo. Conte si conforma al popolo. E’  il Conte di plastilina”. Ma gli elettori del Pd sono più sensibili a Kyiv, forse. “Le assicuro che Schlein non è interessata all’Ucraina. Lei è Avs. Non Pd. Dopodiché, non può dirlo perché altrimenti le esplode il partito in mano”. Però a Matteo Renzi l’Ucraina sta a cuore. “A Renzi? Uno che ha viaggiato per il mondo e non ha trovato un minuto per andare a Kyiv? Ma non scherzi. L’unica garanzia che ha Renzi per tornare in Parlamento si chiama Elly, e lui non la molla neanche se…”. Neanche se? “Oddio no. Alla fine la mollerà. Ma lo farà dopo”. E magari andrà a Kyiv? “No. Non ha nessun posto nei suoi pensieri. Lui sta facendo il ritorno a Itaca. E’ in navigazione”. Sta dicendo che gli manca il Pd? E’ il dolore del ritorno? “Guardi, l’unico mio dolore, anzi disgusto, è per tutti loro che parlano di Russia e Ucraina come fossero concorrenti di Sanremo”.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/meloni-e-gli-inflazionati-teme-spread-e-inflazione-giorgetti-non-stampo-moneta-gli-umanoidi-di-urso--409557</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/meloni-e-gli-inflazionati-teme-spread-e-inflazione-giorgetti-non-stampo-moneta-gli-umanoidi-di-urso--409557</link>
				<title>Meloni e gli &quot;inflazionati&quot;. Teme spread e inflazione. Giorgetti: &quot;Non stampo moneta&quot;. Gli umanoidi di Urso</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:01:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/ca85ddae-cbf5-4dab-bade-4ab816c3a43b.jpeg?v=1790967681" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Carmelo Caruso</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Il "terzo uomo" della sinistra rischia di farlo l'inflazione. Lasciate perdere il nome che suggerisce di nascosto <b>Giuseppe Conte</b>, il "suo" Roberto Gualtieri, o Franco Gabrielli, il poliziotto biancofiore,&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/02/news/gabrielli-scende-in-campo-con-ruffini-vannacci-e-la-prova-del-fallimento-del-governo-sulla-sicurezza--409423">che scende in campo e fa "più uno" con Ruffini</a>. Stanno tornando le parole maligne, "inflazione", "spread",&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2026/10/02/news/la-manovra-ha-due-flessibilita-ma-le-crisi-di-parigi-e-madrid-ci-mettono-a-rischio--409548">che spaventano Meloni e Giorgetti, agitano le Borse e i mercati</a>. Sentite Giorgetti, in conferenza stampa, dopo il Cdm che ha approvato il Dpfb, con la richiesta di scostamento, e l'utilizzo della clausola di salvaguardia, la Nec per energia e difesa (uno 0,3 per cento per energia e uno 0,3 per cento per la Difesa): "Approviamo il Dpfb (il documento programmatico di finanza pubblica) in un contesto complesso, dove fare previsioni è sempre più complicato. Non vi nascondo l'attenzione con cui monitoriamo l'andamento dell'inflazione e dei tassi di interesse". <b>Per una volta almeno, ed è il mezzo gaudio, è l'instabilità europea che aggredisce la stabilità italiana</b>.</p><p>La presidente della Bce, Lagarde, può lasciare, tanto che Giorgetti le suggerisce "chiarezza", e presto. La richiesta di Meloni all'Ue, immaginare nuovi strumenti, oltre la Nec, per scongiurare il grande male dell'inflazione, sarà portata al prossimo Ecofin del 9 ottobre, un Ecofin dove Giorgetti si siede ormai da ministro "nonno". A chi gli domanda cosa intende chiedere, Giorgetti risponde che "la discussione deve essere realistica e non accademica, basata sulle regole". Solo chi ha vissuto la stagione dello spread, l'incubo Grecia (e non è il nostro caso, ma solo per l'ordine tenuto in questi anni sui conti), comprende cosa accade all'Italia, con il suo debito, quando l'inflazione sale, lo spread cresce e i tassi schizzano. <b>Meloni e Giorgetti continuano a ripetere che non c'è spazio per follie elettoralistiche. C'è uno sfogo che usa Giorgetti per disarmare gli inflazionati e gli scostati della nazione, i selvaggi della spesa: "Io non stampo moneta. Lo capite?"</b>.</p><p>La sera di giovedì, quando si è deciso che sulla difesa bisognava sforbiciare, chiedere all' Ue solo lo 0,3 per cento, Crosetto, stringendo i denti, ha risposto a Meloni: "Comprendo e capisco". Sono le stesse parole che Crosetto ha usato anche ieri, con il suo laconico "ne ho preso atto e mi auguro che le condizioni del 2027 consentano un successivo intervento in aumento". È stata Meloni a spiegare a Crosetto che era impossibile anche solo immaginare di destinare altre risorse alla difesa, ma ha altrettanto ragione Crosetto quando argomenta che, in questo mondo di droni, quelle risorse "sono investimenti", e che rinunciarvi oggi significa accumulare ritardi con la storia. Prima era l'energia ad angosciare Meloni, <b>il caro carburanti che è riuscita a contenere con l'aiuto di Eni, ma ora si è aggiunto anche il calo delle scorte, che è stato oggetto di un vertice G7 straordinario</b>.</p><p>Sono tempi eccezionali e per Giorgetti richiedono misure veloci e non "quei discorsi accademici", perché, spiega sempre Giorgetti, "il sentiero di spesa e i target che sono stati dati ai singoli paesi, tre anni fa, con un tasso d'inflazione diverso, non possono non considerare il diverso impatto che l'inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale". C'è perfino spazio per l'ironia garbata, di questo ministro alla Piero Chiara, da lago, quel "chi è esperto un attimino della materia credo possa capire la rimostranza". Li abbiamo presi in giro quando festeggiavano il "governo più longevo", e invece c'era qualcosa che andava oltre il sorriso dei sopravvissuti. È il "mestiere" che li sta facendo imbiancare e che li ha resi, non tutti, ma una buona parte, così accorti. Adolfo Urso, che non ha ancora capito come si sta a tavola con Meloni, durante il Cdm, ha suggerito di mettere il copyright sui nostri umanoidi perché i cinesi "vengono in Italia, nei nostri laboratori, e ci copiano". <b>A quel punto Meloni gli avrebbe strappato il microfono e ricordato: sul tema bisogna fare una riflessione, ma non ti permettere se "prima non chiedi a me"</b>.</p><p>Non appena la viceministra del Lavoro, Bellucci, ha illustrato il piano nazionale sugli anziani e i nonni, Meloni e reduci hanno ironizzato, ed è partito in coro "il ci siamo fatti vecchi". Si sono fatti vecchi anche nel trovare una soluzione, nel sapere sensibilizzare le partecipate senza evocare espropri proletari e cassonetti in fiamme. Si sono fatti vecchi, consumati, mentre Schlein e Conte passano le loro giornate a litigare sui vecchi slogan: "Uno vale uno". A ciascuno le loro rimembranze: Giorgetti e Meloni rimembrano il 2011 e hanno fatto tesoro di quella furia, di quelle ore "negre e taciturne". Conte e Schlein rimembrano gli anni del vaffa, dei conti sfasciati. <b>L'inflazione colpisce anche i ricordi</b>.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/lo-sbirro-lesattore-gabrielli-e-ruffini-fanno-un-partito-insieme-a-sinistra-allappello-manca-il-necroforo--409540</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/lo-sbirro-lesattore-gabrielli-e-ruffini-fanno-un-partito-insieme-a-sinistra-allappello-manca-il-necroforo--409540</link>
				<title>Lo sbirro &amp;amp; l’esattore. Gabrielli e Ruffini fanno un partito insieme a sinistra. All’appello manca il necroforo</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:00:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/791c82ba-9df1-4947-8043-1fcc91874bd1.jpeg?v=1790965302" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Salvatore Merlo</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p><b>Lo sbirro e l’esattore, che coppia.</b> La sinistra non può che arrendersi.<b> Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate (e già capo di Equitalia) e l’ex capo della polizia </b>(e già dirigente della Digos), <b>faranno un partito assieme. Lo scopo è “riavvicinare alla politica i cittadini che i vecchi partiti non sanno più appassionare”. Il rischio è che i cittadini si buttino latitanti. </b>Ma la trovata, bisogna ammetterlo, è comunque geniale, a riprova che il centrosinistra non delude mai. Ruffini lo ha già detto giorni fa: bisogna “perseguire” il bene comune. E <i>perseguire</i>, ovviamente, è un verbo bellissimo.<b> Del resto, chi meglio di loro potrà perseguire gli astensionisti e portarli al ravvedimento operoso? Il progetto, com’è noto, si chiama Più Uno</b>, <b>nome in cui il contribuente potrebbe avvertire la vaga eco di un’addizionale.</b></p><p><b></b> Ma queste sono facezie. Gabrielli lo ha spiegato ieri ad Aldo Cazzullo sul Corriere: “Accompagnerò” – parole sue – “un progetto già in cammino”. Si immagini ora una signora di Tor Pignattara, quinto piano, che sente suonare al campanello e si trova il capo della polizia che con voce garbata – affiancato dall’esattore delle tasse – le dice <b>“buongiorno, sono quello del nuovo progetto. Vengo ad accompagnarla”. Lei prende la borsetta, bacia la nipotina e grida al marito di avvertire l’avvocato. </b>All’inizio c’era solo Ruffini, ma poiché si chiama Più Uno, <b>adesso è arrivato anche Gabrielli, e noi ci chiediamo chi sarà il prossimo. Pare che l’ex presidente dell’Anm sia libero.</b> <b>Ma ci sarebbe pure l’ex presidente della Federazione nazionale delle imprese di onoranze funebri. </b>Sabato 10 ottobre, al Salone delle Colonne dell’Eur, Più Uno presenta il suo atto costitutivo. <b>Resta da capire se anche l’elettore disilluso troverà il coraggio di costituirsi. </b>Con la doppia possibilità: o allo sbirro, o all’esattore.</p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/altro-che-programma-e-primarie-la-vera-unita-del-campo-largo-e-la-consulta--409510</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/altro-che-programma-e-primarie-la-vera-unita-del-campo-largo-e-la-consulta--409510</link>
				<title>Altro che programma e primarie: la vera unita del campo largo è la Consulta</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:00:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/ad34943f-2f45-444e-b661-9a29b68149d8.jpeg?v=1790962470" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Luca Roberto</author>
				<google:isAccessibleForFree>false</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Vogliono sfruttare l’effetto mobilitazione. E quindi non è un caso che&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giuseppe-conte_12" target="_blank">Giuseppe Conte</a>&nbsp;abbia chiesto agli alleati che il campo largo cambi nome in “Alleanza per la Costituzione”. In settimane, mesi, molto complicati su fronti quali le primarie, la scrittura di un programma di coalizione, a sinistra hanno capito qual è la vera chiave per tenere unita la coalizione: il ricorso alla Corte costituzionale.<b> Non è una novità, infatti, che mentre ci si litiga un posizionamento politico, si fanno e disfanno ipotesi di “nome terzo” per la corsa a Palazzo Chigi, i tecnici dei vari partiti siano a lavoro per contestare, costituzionalmente, alcune delle misure introdotte (o in via d’introduzione) dal governo.</b></p><p>Sulla legge elettorale, per esempio, nel campo largo oltre a covare quel retrogusto di fallimento nel voto finale in programma la prossima settimana, sono già pronti a ultimare il ricorso alla Consulta che stanno limando da mesi. Con Avs e Più Europa che si sono mossi prima di tutti. Anche se un lavoro similare lo sta facendo pure il comitato nato nell’ambito della Fondazione Demo presieduta da Gianni Cuperlo, con le sigle Gruppo costituzione e democrazia, Articolo 21 e Giustizia insieme. I nodi sono soprattutto il premio di maggioranza giudicato “abnorme”. E la nuova disciplina della raccolta firme che renderebbe molto più difficile presentarsi alle urne per chi non è in Parlamento. Sull’autonomia differenziata, i primi a parlare apertamente di ricorso alla Consulta sono stati il presidente della Puglia Antonio Decaro e il presidente della Campania Roberto Fico, esponenti del campo largo. Ma negli ultimi giorni i presidenti di regione di centrosinistra hanno messo nel mirino un ulteriore provvedimento del governo: quello che rende “cogente” il tetto al 30 per cento di studenti stranieri (che non parlano italiano) nelle classi. I governatori di Emilia -Romagna, Puglia, Sardegna, Umbria, Campania e Toscana, infatti, hanno aderito al “Manifeste per l’inclusione” a scuola, che si rifà alla corretta applicazione dell’articolo 3 della Costituzione. Anche su questo versante, seppur il testo sia stato controfirmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insomma, uno dei possibili esiti potrebbe essere il ricorso alla Consulta, proprio rifacendosi al terzo articolo della Carta.</p><p>Anche sul ddl Antisemitismo, però, potrebbe aprirsi presto una strategia di “lotta costituzionale” da parte del campo largo. Ieri le associazioni che si battono contro il ddl (capeggiate da Amnesty Internationa) sono tornate a protestare all’esterno di Montecitorio (con la solita ostensione di bandiere di Hamas e Hezbollah). Qualche giorno fa era stata la storica Anna Foa ad aprire alla possibilità del ricorso alla Consulta, in un’intervista al Fatto Quotidiano. “<b>Il ddl Antisemitismo passerà, l’unica battaglia che rimane è impugnarla alla Corte costituzionale e sollevare la questione di come verrà applicata sui giornali, guardando ai casi concreti</b>”. Parole che, proprio per il giornale su cui sono state pronunciate, hanno destato un certo interesse nei vertici del Movimento cinque stelle. Che proprio su Gaza (e contro il riarmo) punta molto per la campagna e in vista delle primarie e delle politiche. Non è un caso nemmeno che Conte da una parte e Fratoianni e Bonelli dall’altra abbiano molto calcato su questi punti. Consci, forse, che nonostante pure Schlein abbia beneficiato del no al referendum sulla giustizia, possa essere soprattutto il loro elettorato a rinfocolarsi da un’eventuale bocciatura del governo da parte dei giudici costituzionali.<b> A questo punto non resta che cambiare il nome della coalizione. Altro che campo largo o alleanza per la Costituzione: testardamente uniti, sì, dalla Consulta.</b></p>]]></description>
			</item>
					<item>
								<guid isPermaLink="false">https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/un-saggio-per-eni-il-diplomatico-da-palazzo-chigi-a-un-ruolo-accanto-a-de-scalzi--409502</guid>
				<link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/10/03/news/un-saggio-per-eni-il-diplomatico-da-palazzo-chigi-a-un-ruolo-accanto-a-de-scalzi--409502</link>
				<title>Un “Saggio” per Eni: il diplomatico da Palazzo Chigi a un ruolo accanto a De Scalzi</title>
				<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:00:00 +0200</pubDate>
															<enclosure url="https://ilfoglio-produzione.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/ilfoglio/stories/2026/10/02/original/8f752fe6-c453-4284-b17a-b1a0afe233be.jpeg?v=1790962097" />
																					<category>Politica</category>
				<author>Carmelo Caruso</author>
				<google:isAccessibleForFree>true</google:isAccessibleForFree>
				<description><![CDATA[<p>Un “Saggio” per Eni. E’&nbsp;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2025/10/18/news/il-saggio-di-meloni-ecco-chi-e-il-consigliere-diplomatico-dalla-cui-scrivania-passano-tutti-i-dossier--124740">Fabrizio Saggio</a>, il diplomatico di Meloni, la figura che può occuparsi delle relazioni internazionali della partecipata di stato. E’ più di un’ipotesi. L’Eni si riorganizza a metà ottobre. Lapo Pistelli lascia la Direzione Pubblic Affair che viene suddivisa in due: la dimensione italiana ed europea va a Stefano Meloni, mentre le altre funzioni passano a Claudio Granata. Saggio, che è malvisto dalle opposizioni, e che non avrebbe spazio in un governo di centrosinistra, potrebbe supportare l’ad Descalzi, fare da “vedetta”, tanto più se Meloni dovesse riconfermarsi al governo. E' l’Eni il nuovo superministero degli Esteri e dell’Economia.</p>]]></description>
			</item>
			</channel>
</rss>
